sembra ieri…

19 dicembre 2012, sembra ieri…

… il Presidente era incazzato! Le feste ormai imminenti lo rendevano ancora più infiammabile! Non bastassero le beghe della politica, il difficile momento economico, la gamba che gli doleva…il pranzo di Natale con i compagni di Saharaland/I Viaggi del Geco, non stava raccogliendo adesioni. Mi telefonava due volte al giorno, scriveva nel forum, ma pareva proprio che tutti fossero super impegnati per ognuna delle date che lui sparava nell’intento di beccarne una che ci andasse bene. Non che lui fosse propriamente disoccupato; aveva l’impegno di coordinare un gruppo di progetto per gli Ospedali di Pavia, una cosa che aveva a che fare con l’informatizzazione delle cartelle cliniche, ma non avevo approfondito, tanto non avrei capito molto di più al di là del titolo…quindi arrivati ormai alle soglie della settimana precedente quella delle grandi e ormai penose feste natalizie, sparò la data ultima e definitiva: mercoledì 19 dicembre! chi c’è c’è e gli altri andassero pure a…

Io temevo la nebbia, sono già un pessimo guidatore di mio, ma la nebbia proprio…ricordo che a metà degli anni ’80 dovevo recarmi a Carpi per lavoro diverse volte la settimana e non vi dico quanta nebbia mi son mangiato ! Arrivavo ad immettermi sulla Brennero, dopo Verona e da lì cominciava il calvario. A Mantova non vedevi quasi gli svincoli, e un paio di volte sono uscito a Modena, avendo saltato il casello di Carpi!!!

Gli dissi “Presidente, d’accordo per il 19, ma se c’è la nebbia non vengo!” Un ruggito e una serie di epiteti non favorevoli al sottoscritto come risposta!

La mattina del 19, guardai fuori dalla finestra e…c’era il sole! Il fatto non garantiva che da Vicenza in poi non potessi trovarla, però non avevo scuse, dovevo affrontare il rischio poichè sapevo che il Presidente avrebbe controllato su Internet il meteo, quello con le telecamere che fornivano, ad es., la situazione in tangenziale a Mestre, sicuramente soleggiata, quindi, pronti, VIA!

Appuntamento dall’omino, cioè Germano, n.h. dell’Ortaglia, agriturista per passione, credo e ormai nostro punto di riferimento a metà strada tra Brianza e terre padane. Ore12.30!

Come il mio solito invece di prendermi per tempo, avevo oziato partendo col tempo indicato da Google maps per percorrere il tragitto, quasi mai collimante con quello reale…e senza tappe per strada! E ben sapendo che lui, sarebbe stato là in anticipo, come il solito, facendosi aprire una bottiglia di Lugana, leggermente frizzante.

Puntuale a mezzogiorno, circa, suona il telefono e il display conferma che è il controllo: “Presidente, dove sei?” Tra noi ci si appellava sempre con questo titolo, anche se il mio era ormai “ex”. ” Sono, boh, non so, ho passato Verona sud da poco, ho trovato traffico…” (bugia!) e tu?” Risata ghignante, era già davanti al Lugana! “Arrivo”.

Quella volta credo di aver stabilito il record di minimo ritardo ad un appuntamento col Presidente, spingendo l’acceleratore ai 120km/h che per l’oste è una velocità impegnativa. Non mi piace proprio la velocità!

Lui era là; sedeva su un tavolino di quelli che si trovano all’esterno, addosso il giaccone pesante, smacchinava lo smartphone, il bicchiere mezzo pieno, la bottiglia e una borsa stracolma di aggeggi.

Senza perder tempo, ci facemmo subito un brindisi e poi un altro, alla faccia degli assenti! Poi, raccolta la bottiglia ci portammo all’interno dove Germano ci aveva riservato il solito tavolo da otto, anche se eravamo solo noi due, quello che entrando nella sala si trova sulla destra, subito dopo la porta che conduce in cucina.

In attesa del solito rito, antipasti di salumi, cipolline in agro, giardiniera dolce e polenta col gorgonzola. Poi tortelli: mix di zucca e alle mele; mica può finir qui. Tagliata di cavallo, patate al forno e insalata mista. Un’altra bottiglia, uguale alla prima, tanto dobbiamo guidare!!! E due di minerale frizzante, che quando lui svitava il tappo di una sembrava evaporasse, tanto in fretta la finiva. E anche i dolcetti, biscottini per me, gelato misto per lui, mi mostrò il nuovo aggeggio, regalo prenatalizio: l’ultimo modello di telefono satellitare che invano cercammo, poi, tra le sue robe. Evaporato, come quasi tutta l’attrezzatura elettronica che possedeva; il capitolo saccheggio delle sue cose è una parte che ancor oggi mi rode forte dentro!

Ad un certo punto si alzò per andare in bagno e lo vidi zoppicare leggermente; al rientro gli chiesi come andava la gamba. Sapevo che era stato anche in ospedale, di recente e che gli avevano raccomandato certe cure. Mi mostro il polpaccio, con una piaga di un centimetro. Mi disse che perdeva acqua da lì. Gli feci una battuta poco spiritosa circa il suo reintegro di minerale gassata, “ti fai il rabbocco da lì?”. Ghigno che significava “se vuoi sai far di meglio”. Poi, dopo il caffè che io completai lavando la tazzina con la grappa (resentìn, si dice qui da noi), salutammo Germano e uscimmo. Lui aveva parcheggiato il Range appena fuori dal cancello, perchè camminare non era di suo gusto, men che meno con quella gamba gonfia e dolente.

Ci abbracciammo come al solito e “gli auguri ce li facciamo per telefono a Natale” “OK presidente” “Vai piano” “Curati”!

Era il 19 dicembre 2012: gli rimanevano 15 giorni, 360 ore, più o meno…

Ciao Presidente, grandissimo amico mio, Buon Natale, meglio dirselo subito, senza aspettare!

 

 

2 pensieri su “sembra ieri…

  1. Dovevo esserci anch’io a quel pranzo …. all’ultimo pranzo con il Presidente ma per una serie di strane coincidenze ho dovuto disdettare!
    Ancor oggi mi rimbombano nelle trombe di eustachio gli epiteti che orso Peper scagliò contro di me e tutti i farmacisti …….. brutta categoria!
    A ripensare a quei giorni mi rammarico di non aver cercato di aver fatto il possibile per esserci e poi il pensiero corre a quella fredda mattina di gennaio quando Paolino mi informò della dipartita del nostro Presidente ….. quanta tristezza e malinconia!
    Cioa Peter ……

  2. Letto tutto d’un fiato…un racconto preciso e chiaro, che mi ha fatto rivivere quei momenti.
    No, io non c’ero all’appuntamento del 19, ma ci sono stata altre volte.
    e ogni volta si ripeteva il rito: io in ritardo e Peter inesorabilmente in anticipo.
    A 5/ 10 km prima dell’Ortaglia squillava il telefono, non avevo bisogno di vedere chi fosse…era lui ” allora? stai arrivando?”.
    Purtroppo il vuoto che ha lasciato non si riempie facilmente.

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