GRAZIE, PRESIDENTE!

Caro Presidente,

come saprai, poiché non ti sfugge niente, sono rientrato dalla Tunisia, dopo il 1° Memorial PK. Come me, anche gli altri, ma lascio che siano loro a scriverti.

E’ doveroso e piacevole mandarti questo ringraziamento per l’occasione che mi hai dato di tornare tra quelle sabbie ben note ad entrambi.

Son sicuro che ti è piaciuto il posto in cui abbiamo lasciato la testimonianza della tua presenza; avrei voluto postare qui alcune delle foto che Sergio ha scattato, per coloro che non son potuti venire, ma sono troppo “pesanti” ed io notoriamente neolitico e così non ci sono riuscito. Ci proverà qualcun altro e i risultati speriamo migliori del mio tentativo. Altrimenti, non rimarrà loro che venire direttamente sul posto…sai che sfiga?

Provo a descriverlo: il posto è tranquillo, anche se a poche centinaia di metri c’è un chiosco, dalla struttura spartana, ma frequentato come “La Locomotiva” nei momenti migliori. Così la mattina ci vai a fare colazione e la sera, dopo il tramonto, si può tener compagnia ai motociclisti che lo utilizzano per dormirci dentro, e ai locali che accompagnano i turisti; magari ci fai anche una fumatina al chiar di luna, adesso che puoi fumare tranquillo.

La targa è uscita proprio bene, con i caratteri traforati, in modo che nessuno, persona o agente atmosferico, possa nel tempo, cancellare il tuo nome. Deduco che ti sia piaciuta perché, appena terminata l’operazione di posa, compiuta dal geometra paolino e dal suo assistente di cantiere, Claudio, una cicogna è passata proprio sopra quel punto e poi, lentamente, si è posata sulla cima della montagna di Tembaine. Buon segno! Un nido di cicogna, portatrice di vita, meglio di così…E che tu ne sia soddisfatto lo imputo anche al fatto che, stavolta, niente, ma proprio niente, sia andato storto, anzi…oddio, al rientro il finestrino lato guida non voleva saperne di scendere, così ai caselli autostradali tunisini dovevo scendere per pagare i 2 dinari ma così mi si sgranchivano le ossa. E poi, in Italia, ha ripreso a funzionare, sempre per tua intercessione, altrimenti sai che casino bloccare la corsia del telepass a Mestre?

Non solo, tanto per dire dell’ala protettrice: questa volta, guardando per terra, ho trovato, assieme ad “orma”, delle selci veramente interessanti, persino più antiche di me! La prossima volta te ne porto una, tra le migliori e la metto vicino alla targa…se vuoi puoi anche provare a rifinirla e ad utilizzarla, magari sui mezzi di certi “baùscia” come si dice dalle tue ex-parti, che perché arrivano lì con macchine super preparate, pensano di aver fatto la Parìdakar, e non sanno niente dello slow travel e del bello che si gode andando piano, meglio a piedi, come han fatto Manu, Rosalba, Paola, Sergio e Fabio.

Caro Presidente, ad un certo punto mi è venuta un po’ di tristezza (niente a confronto di quella che mi ha preso rimettendo piede sul patrio suolo) perché dopo averti promesso che ritornerò a trovarti, mi è venuto spontaneo un “inchallah”, e quindi la presa d’atto anche della sua non possibilità…inchallah, dunque, il tempo passa…ma avanza anche il progetto del “pozzo di Peter”, a Tin Tam. E cominciare a progettarne una visita non mi costa niente, non prometto, ma sognare si può. Inchallah, Presidente.

PS- ho ripristinato le scorte di cabernet e ogni sera un “prosit”, come ai bei tempi, lo dedico a te.  Grin Wink

2 pensieri su “GRAZIE, PRESIDENTE!

  1. A proposito della posa della targa a Tembaine confermo tutto quanto espresso dal nostro caro Oste ,attualmente in depressione post-viaggio,come tutti noi, del resto, reduci dalle amate sabbie.
    Il viaggio si è svolto nella migliore tradizione dello slow-travel.
    E si, perchè questa volta lasciato a casa il fuoristrada e in compagnia di 4 amici ( di cui due per la prima volta in questi luoghi) ho voluto assaporare il deserto nella sua dimensione vera e cioè a piedi.
    Il gruppo era composto oltre dai 4 amici , da 4 cammelli e 2 cammellieri/guide.
    Partiti da Tembaine il giorno successivo alla posa della targa, e salutati gli amici automuniti, caricati i cammelli di tutto il necessario per essere autonomi per 5 giorni, ci siamo incamminati in direzione Douz ( a 100km).
    24 ore su 24 per 5 giorni soli nel deserto, senza nessun contato con il benché minimo segno di civiltà.
    Senza quasi saperlo siamo entrati in una dimensione nuova: ritmi lenti, senza orari ne imposizioni. Non abbiamo avuto nessuna difficoltà a regolare i nostri passi con quelli pacati dei cammelli, che seguivano tranquilli e miti i loro cammellieri.
    Abbiamo ammirato i fiori delicati che ingentiliscono l’arido deserto in primavera, alimentati ogni tanto da qualche goccia di pioggia riportata .
    Anche gli insignificanti sassi assumevano forme dettate dalla nostra fantasia e forgiati dal vento.
    Il silenzio ci ha spesso accompagnato nello scavallamento di parecchie dune rotto soltanto dal rumore del vento.
    Anche la sabbia che entrava anche dove sembrava fosse impossibile entrare, non provocava troppo disturbo.
    La fatica a fine giornata era addolcita dal campo che si stava avvicinando.
    L”indolenzimento fisiologico del secondo giorno non era poi così drammatico.
    Insomma eravamo in perfetta sintonia con la natura che ci circondava, abbracciandone i ritmi e le dolci scoperte.

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