1° Memorial Pietro Komanns: si parte!

Pochi ma buoni! Vecchio, ma sempre ottimo detto. Non sono tanti gli amici che hanno staccato il biglietto per la Tunisia, dal 19 al 27 aprile e che il 20, dì di Pasqua, saranno a Tembaine per murare (sssssssttttt, che non si venga a sapere, non abbiamo nessuna autorizzazione!) una targa in sua memoria.

Sarà una piccola cerimonia con alcuni di quelli che con Peter hanno gioito e si sono incazzati, sono stati bene e sono stati male, ma che non possono non riconoscergli una  essenza di persona fuori dall’ordinario, una intelligenza spesso difficile da comprendere, un carattere decisamente unico.

Poi, gironzoleremo nei prati sabbiosi che molti di voi già conoscono, senza velleità fuoristradistiche, con lo slow travel d’ordinanza.

Sarà questo il primo e probabilmente unico memorial che organizzeremo; lui stesso avrebbe odiato le celebrazioni che finiscono per diventare routines. Quindi, non inganni quel “1°” che precede il titolo. Sarà 1° e unico.

Le prossime volte … cambieremo nome!

Eh già, perché è partito il cantiere della “prossima volta”;  sta nel pozzo di Tin Tam, Mali, falesia dogon.

I lavori di costruzione del pozzo e della condotta che porterà acqua al villaggio sono iniziati! La cerimonia di posa della prima pietra, nel caso specifico, la prima picconata, è stata realizzata con tanto di autorità locali e offerta sacrificale di una giovenca alle divinità della fertilità.

L’anno prossimo potremo, quindi, pianificare il nostro viaggio, anche impegnativo, per portare la targa che intitolerà questo pozzo al nostro Presidente.

Per il momento, ci godiamo l’atmosfera eccitante dei preparativi per la partenza e la sera, mi addormento già sognando le stelle del deserto.

Come si faceva ai tempi del Komanns: -25 all’imbarco!!! Big Smile Grin

6 pensieri su “1° Memorial Pietro Komanns: si parte!

  1. Bonne route! Un po’ vi invidio e un po’ sono contenta di saltare il memorial: ho grossi problemi personali con lapidi, commemorazioni, cimiteri. Mi e’ costato sangue parlare al funerale di Peter, l’ho fatto solo perche’ non volevo che la solitudine in cui e’ morto si estendesse al suo ultimo viaggio. Inoltre pensavo che dietro alla sua bara ci saremmo stati solo Gerardo, Tommy, Stefano Vallese, io e magari qualche ex compagno di scuola tipo Matteo Rosa e Gaetano Ruffo. Infatti avevo scritto quelle parole per chiuderle nella bara con lui, ma quando siamo arrivati all’obitorio la bara era gia’ chiusa e c’eravate tutti voi con le facce stravolte dal dolore. Qualcuno, non so chi, stava attaccando un geco di plastica sulla cassa e a me per un attimo si e’ fermato il cuore perche’ c’era un geco sopra la mia testa la sera dell’11 agosto 1980 quando la nostra storia e’ cominciata e io che all’epoca non sapevo quando meravigliosi e utili sono questi animaletti, stavo per cacciare un urlo degno di una locomotiva a vapore quando lui disse con la voce da Humphrey Bogart con la erre moscia: “Credevo tu avessi cambiato idea ma i gechi portano sempre fortuna”. Beh avevo letto un sacco di cose su Peter in Internet prima di rivederlo nel 2012 per cui sapevo dei Viaggi del Geco, ma quella mattina a Vimercate per un attimo ho pensato che il geco sulla sua cassa fosse in memoria di noi due,dei momenti indimenticabili che abbiamo vissuto insieme e anche dei grandi dispiaceri che ci siamo reciprocamente dati. L’attimo e’ fuggito piu’ che velocemente, ma e’ rimasta quella bara immensa come immenso era lui. “Sei stato grande in tutti i sensi” gli ho detto dal pulpito tirando su col naso e intanto speravo disperatamente di risentire la voce beffarda (faceva un sacco di voci Peter e oltre a ricordarmele tutte, ne so imitare alcune molto bene) che diceva una cosa tipo “Esagera Fedi, esagera”. Non ho mai capito perche’ ogni tanto con me usava delle espressioni pseudo milanesi (“esagera no”) oppure termini arcaici come “smargiassa” che mi diceva ogni due per tre. In ogni caso tutto questo faceva parte del nostro lessico di coppia, una cosa di 30 e fischia anni fa che pure ricordo perfettamente. L’altra notte l’ho sognato. E’ stato un sogno bellissimo, talmente vivo e realistico che ci ho messo un po’ a capire che non lo stavo vivendo davvero, o perlomeno non in questa dimensione. Non succedeva niente di particolare, o meglio succedeva una cosa che e’ successa veramente un sacco di volte: lui mi faceva il solletico e io mi contorcevo urlando e ridendo a piu’ non posso. Credo di averlo fatto veramente nel letto perche’ quando mi sono svegliata Pardo era appollaiato sul cuscino e mi guardava con aria perplessa, gli mancava solo un fumetto sulla testa con una frase tipo: “Padrona, ma sei impazzita o cosa?”. Sono molto felice di questo sogno, credo dal profondo del cuore che Peter abbia voluto dirmi che adesso sta bene, che e’ sereno e spensierato e che noi dovremmo ridere di piu’, costasse pure un po’ di fastidio. Percio’ Osteumbi, ti prego vivamente di buttarla sul ridere mentre posi senza permesso quella targa e ti pregherei anche di officiare un rito pagano che ha una sua profonda utilita’: brucia qualcosa di Peter (per esempio una sua foto di cui hai ovviamente la copia) e disperdi le ceneri nel deserto. Ci vogliono i simboli, sono cio’ che rendono un giorno diverso da un altro giorno. Io in ogni caso mi uniro’ a voi con il pensiero: mi son segnata giorno e orario sull’agenda. Con questo vi saluto vi auguro una splendida vacanza e buona Pasqua. Personalmente saro’ a Milano e riprendo servizio perche’ sono stata parecchio a casa per via delle operazioni che sono andate bene: vi sto scrivendo senza occhiali anche se ho ancora qualche fastidio. Last but not least, dite a Paola che per i look desertici al posto suo m’ispirerei piu’ a Kristin Scott Thomas ne “Il Paziente inglese” che non a Terence Stamp in “Priscilla”. Quanto alle mie presunte lamentele per riduzioni di bagaglio o per fatiche sportive da trekking, vorrei ricordare a lor signori A) che una volta in Islanda dal mio zaino firmato Alberta Ferretti sono usciti due enormi scialli di sottilissimo cashmere con cui mi sono fatta una lunga gonna da sera con sciccosissimo top assortito B) che sono una montanara dura e pura nonostante gli anni passati sott’acqua con il Komanns. Per fermarmi bisogna abbattermi col mitra. Vedrete in Mali.

    • Cara Daniela,
      ho appena terminato di caricare il mio Toy! Mancano ancora circa 48 ore al momento in cui la nave si staccherà dalla banchina e inizierà ufficialmente il 1° (e unico) memorial PK. Mai mi era successo di portarmi così avanti, anzi! Di solito attorno alla mezzanotte del giorno che precede la partenza sono con la lampadina in fronte a sistemate il carico, con l’ansia di dimenticarmi qualcosa…dimenticanze che regolarmente si verificavano. Questa volta no! Questa volta ho steso una check list delle cose da fare e da portare e al momento sono OK (manca, in verità quella cosa…quel liquido di color scuro, che serve a lubrificare le vie interiori, dal momento che in meditazione trascendentale sono stato dichiarato non idoneo! Cool, ma c’è: si tratta solo di metterlo nel mezzo metro quadrato di spazio che ho riservato…adesso è ancora in cantina al fresco!). E manca la targa da incastonare a Tembaine: stasera uscirà dall’officina dove sta subendo un trattamento di lucidatura, domani a pranzo mi trovo con Giovanni “orma” che me la porta e poi sarà davvero tutto pronto.
      Il mio presidente, nel suo ruolo di project leader, sarà contento di me, stavolta.
      Intanto sono felice di leggere che le operazioni sono andate bene e soprattutto mi piace la determinazione per il Mali. Quando torneremo, ci troveremo, dall’omino o a Rezzato, per raccontarcela e per cominciare anche a programmare questa nuova e più impegnativa operazione. I lavori del pozzo procedono veloci e quindi è certo che nel 2015 dovremo partire.
      Quanto al geco, ho anch’io un piccolo aneddoto a proposito. Fermo restando che l’avevo sempre considerato un innocuo e beneaugurante animaletto, avevo trovato una felice coincidenza che Peter ne avesse preso ispirazione per allegarlo come animale totemico al marchio “Saharaland”.
      Qualche anno più tardi, quando stavamo costituendo anche l’Agenzia Viaggi, Peter mi chiese di pensare ad un nome da dare alla stessa. Mi meravigliai, perché io non avevo dubbi che dovesse essere quello il nostro riferimento! Ma buttai giù in un baleno un breve scritto con la motivazione del “perché” si sarebbe dovuta chiamare “I VIAGGI DEL GECO”. Peter diede la sua benedizione e cominciò così la nostra breve avventura di T.O.
      Ripensandoci, non posso credere che non ci fosse arrivato lui e così son giunto alla conclusione che, quella volta, mi lasciò fare, sicuro che tanto non sarei andato a pescare altri riferimenti. Un po’ come fanno i ciclisti quando vanno in fuga il capitano e il suo gregario: una volta che il risultato è al sicuro, il leader lascia vincere la tappa al gregario. Grazie Peter!
      Adesso, un’ultima occhiata alla posta perché domani, e questa è un’altra vittoria, niente ufficio! Grin Mi prendo anche 24 ore di festa, perché, caro presidente, mi hai accompagnato nel pensare “slow travel” e slow travel sia, ancor prima di iniziare a macinare km.
      Bonne route anche a te, comunque.
      un abbraccio
      l’oste tranquillo

      • Un grosso abbraccio a tutti , sapete che è come fossi li con voi , soprattutto nel momento più importante.
        Salutatemi la mia (e di Peterone) sabbia …
        Bonne route Smile

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