A casa. Tutti! Bene, bravi, BIS!

Ora, vi devo raccontare questa breve storiella. E’ giusto una settimana che è partita la “rivoluzione” (dei forconi o dei forcaioli, non si sa) e che la gente, il popolo è sceso nelle strade e blocca svincoli, tangenziali, stazioni e si scontra in alcune piazze. Magari non tutta la gente e nemmeno tutto il popolo, ma un bel casino sì che sta succedendo.

Questa storiella inizia sabato 14, mentre col mio camper da ricco borghese, mi dirigo verso l’osteria nei pressi di Brescia, dove abbiamo programmato d’incontrarci, noi superstiti di questa storia che è stata Saharaland e l’altrettanto superstite “Cafè du desert”.

Nei pressi di una tangenziale di una località industriale dell’ex locomotiva d’Italia, l’ex-Veneto-felix, scorgo una colonna di auto e camion fermi. All’inizio penso al solito incidente, o a lavori in corso, o al traffico di un sabato italiano sotto le feste di natale ma poi, avanzando a passo lento, che il nostro slow travel al confronto è la Parigi-Dakar, scorgo un tendone lato strada, bandiere LIFE e bandiere tricolori. Un autoarticolato è fermo quasi a centro strada e parecchie persone, col giubbetto arancione si muovono tra i mezzi incolonnati. Quando tra il mio mezzo e la testa della colonna mancano 4 o 5 veicoli posso distinguere chiaramente la metodica del blocco: ogni auto, camioncino, camion e camper (sono l’unico, la vedo male!) viene fermato, gli si fa abbassare il finestrino e si vede un chiacchierare tra una delegazione di rivoltosi e il conducente. Incuriositi, mia moglie ed io ci chiediamo quale sarà il tenore della conversazione e speriamo in bene, visto che il camper è nuovo nuovo…

Ci siamo: giù il finestrino, buongiorno, buongiorno; guarda questi, si va in vacanza? Magari si sono appena fatti la pastasciutta dentro a questa cosa qui, ne è rimasta per noi che siam qui al freddo a combattere anche per voi?. L’inizio è questo: non molto aggressivo ma comunque un po’ colpevolizzante. Ma il capo blocco interrompe il cazzeggio e va dritto al cuore della questione: siete favorevoli o contrari alla nostra azione? Come diplomatico, non male! Adesso tocca a noi. Ci guardiamo, prima con mia moglie che mi fa cenno di star calmo e poi con lui, giovane barbuto. Allora tento un “dipende”, ma è troppo complesso, lui vuole una risposta secca “si-no”; forse potrebbe passare un “non so”, l’ignoranza, specie dei borghesi, è nota. Ma un “dipende” implica un dibattito, un botta e risposta di analisi che al freddo di una strada padana, con la nebbia che sale e tende già a ghiacciare a mezz’aria, è troppo. Quindi mi ripete la domanda (dev’essere un rivoltoso moderato) e allora, capita l’antifona, gli faccio “sai (uso il “tu” come licenza che un vecchio pensionato-col-camper- nuovo-frutto di liquidazione-anche se non è proprio così, osa permettersi nei confronti di un giovane), almeno due anni fa, e forse di più, noi già scrivevamo quello che è il vostro slogan di oggi A CASA. TUTTI! Forse lo scrivevamo in un blog sbagliato, ma lo scrivevamo. A quel tempo non ci ha filato nessuno”. Avrei voluto aggiungere “e magari voi, a quel tempo, votavate Lega e gridavate Roma ladrona mentre i ladri stavano anche là dentro, a comprar mutandoni verdi coi soldi dei contribuenti”, ma il pensiero di una forconata sulla fiancata lucida del mio camper con appena 8000 km, mi ha frenato. Mi ha guardato in un modo che voleva dire “ci credo o non ci credo?” se non ci credo mi tocca entrare nel gioco di quel “dipende” di prima, meglio crederci se no qui la colonna non avanza più e non bisogna tirar troppo la corda di sabato pomeriggio, che c’è gente che va a cercare i regalini per questo Natale che sarà già di suo sottotono.

Prima di farmi passare mi ha allungato un volantino con sotto una sfilza di sigle, ma la prima era della LIFE, e naturalmente al centro lo slogan di cui sopra. Poi ci fa ”volete un caffè?”. Giuro che son rimasto di sale perché da dietro le sue spalle è emersa una signora, intabarrata fino alle orecchie con in mano un bricco e al suo fianco un ragazzotto, sicuro uno studente, con la pila di bicchierini di plastica e le bustine di zucchero”. Ho precipitato là un “volentieri, sapete, dopo la pastasciutta qui dentro, che non è come a casa, ci vuole”. Sorrisi e il caffè entra dal finestrino, accompagnato dalla sottolineatura della signora: lo facciamo con la moka là dentro al tendone perché le macchinette vogliono la corrente e qui non ce la passano. Decisamente, ci siamo imbattuti in blocco di “buoni”, Forza Nuova da queste parti non ha attecchito. Volete farci una donazione? Per il disturbo no, ma il caffè vale tutti i 5 euri che gli lasciamo e domando, come commiato, che ne farete di questi soldi? Andremo a Roma mercoledì 18! Buon viaggio, a noi e anche a voi.

 Ma ormai non potevo più fermare l’amarcord di quel carteggio scatenato proprio qualche anno fa dal nostro compianto presidente, a partire dal suo grido di battaglia antesignano di questa rivolta, dal nome terribile (forconi) ma dai modi gentili e ospitali di questa gente che comprende il disagio e tiene a far proseliti.

Se avessimo avuto tempo, mi sarei fermato volentieri a discutere con quei giovani ai quali questa rivolta rimane l’ultima speranza per il futuro, il loro ma anche il nostro, come ha tenuto a sottolineare. Anche il mio che ho un camper da ricchi (o quasi) e avrebbe potuto solamente fulminarmi con uno sguardo da lotta di classe. Ma ormai la lotta di classe è stata radiata dal catalogo dei pensieri. Adesso la lotta è tra chi fa e chi non fa: chi lavora e chi non fa niente e si mangia i soldi pubblici, cioè i politici, tutti, A casa, TUTTI!. Ecco, può sembrare la versione aggiornata della lotta di classe ma non lo è perché tra chi fa e non ha ci sono persone di ogni condizione sociale, mestiere, livello d’istruzione, mentre tra chi ha e non fa niente ci sono i politici, TUTTI. Mica vero, però; io ci metterei una bella serie di categorie improduttive, dai superburocrati, a larga fetta di PA, ai baby pensionati usciti con le regole vigenti prima della riforma contributiva e altri percettori di rendite finanziarie.

Chi volesse, può andarsi a rileggere gli scambi tra Peter, il sottoscritto e pochi altri che contribuirono a quel dibattito, in epoca poco sospetta, quand’anche il capopolo e i suoi seguaci pentastellati battevano questo tasto con toni meno feroci e più argomentati. Potete trovare qualcosa sempre in questa sezione “Chiacchiere da bar”, perché noi le cose serie le discutevamo (e discutiamo ancora) qua…

Mentre mi dirigevo, comodamente imbragato nel sedile optional del mio camper, verso la rimpatriata degli amici di Peter, mi domandavo quale sarebbe stata la sua posizione dinnanzi all’avverarsi o quasi del suo “programma”. Ricordavo che il dissentire dalla sua tesi non stava tanto e solo nella mia ricerca di non cadere nel qualunquismo, nel fare-di-tutto-un-fascio (vedi Casapound e Forza Nuova, a proposito, e di tanti troppi tricolori sventolanti), ma soprattutto nella risposta alla domanda: bene, e dopo che li avremo mandati a casa TUTTI, che avremo svuotato Parlamento, Consigli e Giunte regionali-provinciali-comunali; che avremo azzerato segretari e presidenti di partito e spazzato via ogni parassita sociale e politico, CHI e in quale forma, dovrà dare nuova vita a questo paese ? CHI e con quali istituzioni dare linfa alle imprese, e lavoro ai giovani, alle donne, ai cassintegrati? CHI, che non sia già il vecchio che si trucca di nuovo e ci riproponga un altro dominio? CHI che non urli soltanto la rabbia di un euro che ci impoverisce a favore della Germania che si ripropone in salsa di potenza industriale invece che militare? CHI che non capisca la necessità di più Europa, non di meno…CHI che non faccia della riproposizione del ritorno al passato, della nostalgia della Lira, la ricetta salvifica, immemore che la globalizzazione non la smonti coi forconi, utensile di per sé alquanto poco efficace, se non come macchietta a dimostrare tutto un pensiero retroverso.

Insomma, mentre procedevo slow verso gli amici, la mia mente retrocedeva a quei giorni di confronto, nei quali nessuno di noi scrisse mai quella verità che oggi sta prendendo forma: allora, non pensavamo possibile che si potesse passare dalle parole ai fatti. Allora eravamo convinti che fossimo un popolo capace di lamentarsi ma poi subire, un popolo che non sarebbe stato capace di scendere veramente in piazza, di bloccare caselli e tangenziali e che lo avrebbe fatto in modo sostanzialmente non violento e addirittura gentile, come nel caso di un signore & signora in camper, avviati verso una osteria nel bresciano.

 Ma cosa avrebbe detto/scritto il nostro Peter?

E bloccato ad un casello cosa avrebbe risposto alla domanda “tu sei favorevole o contrario alla nostra lotta?”

Ah, saperlo!

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