Stabilità

Se dovessi pensare ad una parola “á la page”, di questi tempi penserei a “stabilità”. Non solo perchè qui da noi c’è in ballo una legge che da qualche tempo vien chiamata proprio così, invece che “finanziaria”, ma perchè di stabilitá vi è un bisogno crescente in tutti i sensi. Per esempio, sulla sponda sud mediterranea, dopo le ciclaminiche rivoluzioni (tutt’altro che floreali), la situazione si fa sempre più instabile. Ora anche in Tunisia emerge forte lo spettro terroristico, nel consueto stile dei “martiri di Allah”, cioè di quegli indossatori di giubbetti al tritolo che sfilano nei luoghi affollati, alla ricerca di pubblico da far saltare in aria in sua compagnia. E l’alleanza dei partiti di governo, simile alle nostre intese, forse un pò’ meno larghe, viaggia verso una crisi non meno buia.

In Libia tira un’aria di frazionamento non meno preoccupante; oltre alla consolidata divisione tra Tripolitania e Cirenaica, ora emergono altre frazioni tribali. I berberi sono passati all’azione eclatante, occupando il terminale ENI per chiedere il riconoscimento della loro lingua, altrimenti si chiude il rubinetto del gas. Dubito che ci riescano, ma intanto si apre un altro fronte d’instabilità. Sono i frutti del vecchio/nuovo colonialismo, mentre nel vecchio continente si ripercuotono gli effetti degli squilibri economici e culturali: ricchi più ricchi, poveri raddoppiati! Come recuperare stabilitá? Se l’oste lo sapesse … Però, qui sembra che la cosa principale sia la decadenza si/no di Berlusconi! Occhio, che di questo passo si fa presto ad importare l’ultima moda dell’abbigliamento…moda particolarmente “esplosiva”!

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