3 mesi

domani saran tre mesi da quando abbiamo perso il nostro presidente, Peter, e lo ricorderemo domenica 7 all’Ortaglia di S. Martino della battaglia, come scritto nel post sotto. Al momento ci ritroveremo circa una decina di amici…

Certo che la sua mancanza si sente; per esempio questo blog è più deserto del deserto! Capisco che il lavoro, le preoccupazioni, ma due minuti si possono trovare…credo che oltre a chiudere il bar penso che chiuderemo anche questo blog, non ha senso tenere aperto un luogo non più frequentato e animato dalle idee, dagli spunti, anche dalle polemiche. A volte entro, ritrovo sempre e solo me stesso e mi vien quasi da piangere…prima ci trovavo la sferzante e puntigliosa analisi di peter cui non potevi non tentare un commento…sarà anche la crisi di questo paese ma mi sta passando anche questa voglia di tener aperto un canale dedicato a persone particolari come siamo noi, malati di sabbie…possibile che …niente, lasciam stare…domenica ne discuteremo e, tra le altre, in particolar modo di come portare avanti, almeno, “il pozzo di peter“!

4 pensieri su “3 mesi

  1. Hai ragione caro Oste due minuti si possono trovare.
    Il tenere vivo questo blog è come innaffiare un fiore affinchè non appassisca.
    e questo fiore ( che è il sito) era un pò l’anima di Peter.
    Il lavoro ti alimenta il portafogli, le passioni sono il cibo dell’anima, del cuore e spesso rifugi certi dai tanti affanni che la vita ti procura.Sono sicura che tanti amici cari a Peter leggono queste righe, ma come dici tu , il lavoro, la crisi, le preoccupazioni e altri mille motivi rubano tempo. Però a volte basta davvero poco poco. Un pensiero, una riflessione…Peter li leggerà.

    • Per piacere no, non chiudete questo blog, e’ troppo utile. A me per esempio sta offrendo la straordinaria possibilita’ di ritrovare Peter, le sue parole, quel suo fantastico modo di ragionare perennemente in bilico tra logica e paradosso che escludeva a priori la banalita’. Domenica ci saro’ anch’io e di sicuro ci sara’ lui divertito e al tempo stesso preoccupato dell’incontro tra due parti importanti della sua breve vita. Vi portero’ l’unica foto bella che ho di lui (le altre sono diapositive e non ho neanche piu’ il visore per guararle, ma prima o poi rimediero’ perche’ li’ dentro ci sono immagini fantastiche come quella del pesce Napoleone che sputa un uovo sodo sulla maschera di Peter…). La foto che vi porto e’ stata scattata durante le vacanze di Pasqua del 1983 in Tunisia, ad Hammamet. Eravamo in un villaggio turistico del tipo che adesso fa orrore a tutti (soprattutto a voi viaggiatori seri e avventurosi) ma che allora a noi offriva una serie di cose interessanti tipo un centro di scuba diving per caricare le bombole e controllare l’attrezzatura prima delle eventuali immersioni. Peccato che durante quella vacanza ci fu un tempo schifoso e nel mare non siamo praticamente entrati per via dei cavalloni che avevano intorbidito tutti i fondali. Lui a dir la verita’ si sarebbe buttato lo stesso, gli piaceva troppo andare sotto a vedere il mare “dal punto di vista dei pesci” come diceva sempre con una delle sue tante formidabili espressioni a dir poco colorite. Io invece destavo e detesto le acque torbide: non sono mai riuscita a fare le immersioni in lago precludendomi cosi’ la possibilita’ di prendere la terza stella CMAS, ovvero il piu’ alto grado del brevetto internazionale. Questa per il Komanns era una macchia incancellabile sul mio ma anche sul suo onore: mi aveva insegnato lui i rudimenti (e non solo quelli) del diving, non potevo restare nel gruppo delle cernie. I sub che a malapena distinguono tra un erogatore e una canna del gas vengono invariabilmente classificati tra le cernie dai sub bravi come Peter che ha sempre fatto parte del gruppo degli squali tranne un’unica disgraziata volta in cui alle Maldive fu retrocesso a causa mia perche’ il capo sub erroneamente pensava fosse carino non separarci. Vi lascio immaginare l’umore del Komanns durante quella vacanza: voleva strangolarmi con il tubo corrugato del jacket, faceva cose assurde tipo entrare in una pass pericolosissima che si chiamava “Miaru Kandu” e miaru in maldiviano significa squalo. L’ho visto restare fermo immobile per un sacco di tempo in mezzo a un branco di squali giganteschi e non potevo far altro che morire di paura attaccata come una cozza allo scoglio dietro cui dovevano ripararsi le cernie. Mentre facevamo la decompressione per poter uscire dall’acqua mi ha spiegato a gesti che gli era piaciuto tantissimo e che dovevo proprio imparare a pinneggiare come lui perche’ il solo modo per avvicinarsi agli squali in relativa sicurezza e’ muoversi senza fare casino. Peter in acqua era uno spettacolo. Scivolava via con grazia infinita nel blu, gli bastava una pinneggiata lenta e maestosa per fare un sacco di metri nell’acqua senza produrre alcun rumore. I pesci non avevano paura di lui, anzi: alle Maldive c’era sempre qualche remora che nuotava sotto la sua pancia scambiandolo probabilmente per una gigantesca creatura marina dei cui avanzi si sarebbe potuta nutrire. Morivo dal ridere ogni volta che succedeva, lo potevo finalmente prendere in giro come di solito faceva lui. “Ti han preso per un’orca assassina fuori rotta” dicevo e lui allora pronunciava una frase che la sua mitica erre rendeva assolutamente spassosa: “Povera remora rincretinita”. Comunque sia gli unici pesci che abbiamo visto durante quella vacanza in Tunisia erano quelli cucinati dallo chef e personalmente avrei messo la muta anche per nuotare in piscina perche’ faceva un freddo notevole. Ricordo lunghe passeggiate sulla spiaggia e nel souk, grandi partite a carte (giocavamo a bridge in due, una cosa da pazzi), discussioni a non finire sul fatto d’immergerci lo stesso, un’escursione in dune buggy di cui poi si deve essere vergognato a morte. Infatti ho letto su un suo post da non so piu’ quale viaggio che aveva evitato di raggiungere un lago meraviglioso perche’ in quel posto c’era poco vento e lui non voleva lasciare tracce nella sabbia. Beh, con la dune buggy ci siamo divertiti a fare dei veri e propri arabeschi, ma pazienza: c’era un vento della forca e poi quello non era il deserto in cui lui alla fine si e’ ritrovato pieno di amici, di cose da dire e da dare a chiunque cerchi un senso qualsiasi alla propria vita. Quando ci siamo rivisti un anno fa mi ha detto che gli sarebbe piaciuto andare a vivere in Africa e rimanere li’ per sempre, con le sue ceneri sparse nel Sahara. Sarei andata nelle gambe del diavolo per esaudire almeno questo desiderio, ma come ben sapete non e’ stato possibile per via di una legge a dir poco bastarda. Mi sono molto commossa quando vi ho visti gettare la sabbia nella sua fossa, e’ stato un gesto bellissimo e pieno di amore che deve essere piaciuto tanto anche a lui. Ecco perche’ non dovete chiudere questo blog e rinunciare ai sogni di Saharaland. Per quel che posso tentero’ di darvi una mano. Soprattutto all’osteumbi che mi sembra veramente esausto a furia di urlare tutto solo nel deserto. Io urlo sott’acqua, ma urlo con te. E se gli altri non si danno una mossa a scrivere sul blog qualcosa di nuovo, mando solo a te la storia di Peter e della sua macchina chiamata Carolina con cui aveva un rapporto talmente viscerale che io ne ero gelosa. Alla prossima
      Daniela

      • ohhh, finalmente! Grazie Daniela, veramente grazie per questo ritratto di un peter subacqueo. Lui al massimo citava qualche trascorso sotto le onde ma mai entrato nel dettaglio…solo che era stato bello, un altro periodo, un’altra vita. Sapeva immagazzinare ermeticamente i pezzi della sua vita! Da bravo informatico, creava delle cartelle per ogni periodo-esperienza, poi ci appiccicava un’etichetta criptata e una password a prova di hacker. Di lui solo il presente e i sogni di un futuro che avremmo passato, lui, orma (giovanni) ed io (part-time perchè l’altro pezzo l’avrei trascorso col mio camper) a Douz, in una casetta nel palmeto. Son sicuro che la minaccia di vedersi privati della favolosa storia della macchina Carolina, attirerà i pigri lettori del blog, come gli squali attorno a peter, e quindi, quasi quasi riapro il bar, la-porta-che-non-c’è, rassetto tavoli, rispolvero le sedie e vado a prendere un cabernet nella buca nella sabbia. Prosit e a domenica, se puoi anche prima di mezzogiorno.

        • Cioa
          avevo lasciato Saharaland per motivi personali e per onestà verso gli amici soci ed in primis Peter, che ci buttava anima e corpo in questo progetto ed io non volevo essere una zavorra!
          Tante volte mi sono ripromesso di passare dal blog e prima dal forum e lasciare un commento o una semplice battuta ma troppo preso dai mille impegni me ne dimenticavo.
          Ora sono di turno ed i mie pensieri sono caduti qui ed eccomi a riscrivere di nuovo Grin
          Non sarà facile domenica entrare dall’Omino senza Il Presidente, sicuramente il groppo in gola sarà forte e senza nessun ma e se!!
          Daniela porta qualche dia che un visore lo rimedio.
          Cioa e a domenica

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