il ritorno dell’oste

eh sì, cari amici, anche stavolta l’oste è tornato. Non che ci fossero chissà quali possibilità alternative, la rivoluzione c’è già stata e si sa che tra una e l’altra ne deve passare di tempo…guardate noi qui che ancora dobbiamo iniziare a pensarci Grin

Allora, questa volta il viaggio aveva un contenuto e una modalità differente: “Riflessi e miraggi”, il titolo-messaggio, aveva come scopo quello di raccogliere uno sparuto gruppo di persone interessare a prendersi una pausa di riflessione dal caos socio-organizzativo in cui siamo immersi e scambiarsi i propri “miraggi” professionali, personali e anche esistenziali.

Il deserto è il luogo di meditazione e riflessione per eccellenza, a patto che non lo si scambi per il parco giochi dei fracassoni che, in barba alla crisi, possono ancora permettersi il lusso di addobbare moto e 4×4 con cifre che basterebbero a sfamare interi villaggi (non solo locali!).

Se questo l’obiettivo, la modalità consequenziale non poteva che essere quella dell’andare a piedi, con il supporto di dromedari su cui caricare le poche cose che servono (un paio di scarpe/sandali di ricambio, qualche maglietta e le salviette) e le vettovaglie.

E così è stato. Per 6 giorni il gruppetto (10 persone) ha seguito il ritmo che da secoli i cammellieri che ci guidavano hanno riproposto, immutato. E’  stata certamente questa la parte più sorprendente poichè dall’alba al tramonto abbiamo condiviso le attività, semplici ed essenziali, del preparare i carichi sugli animali, del fare il pane sotto la sabbia e di cucinare cuscus, brik e soupe solo con la legna raccolta.

Avevamo anche alcune auto che ci servivano per portare il carico d’acqua e potevano essere chiamate nel caso si verificassero situazioni d’urgenza, cosa non avvenuta.

Le auto facevano un percorso differente e ci si ritrovava solo la sera nel punto in cui i cammellieri avevano deciso di piantare il campo.

Camminare per 6-7 ore al giorno, nel silenzio rotto solo dal vento, osservando nel dettaglio la ricchezza di cose che ci sono in questo luogo la cui denominazione “deserto” non è certamente appropriata, ha un fascino incredibile.

Una delle nostre riflessioni centrali per l’esperienza, quella sulla “insostenibilità” del nostro modello di sviluppo (direi, ormai, di declino) e la conseguente ricerca di un altro modello in cui la sostenibilità, l’uso moderato, consapevole di ogni risorsa, al fine di garantire un futuro alle nuove generazioni, è stata favorita da questi ritmi e dalla sperimentazione pratica in ognuno di noi che i bisogni reali sono, in fondo, veramente pochii e che invece la nostra quotidianità è zeppa di impegni e bisogni secondari se non terziari.

Non posso e voglio aprire questo fiume di opinioni in merito, nè certamente suggerire di trasformare la nostra esistenza in una riproposizione di questo cammino, ma sicuramente possiamo vivere diversamente e con meno orpelli e cazzate (ad es. è proprio necessario che l’ipad 4 esca dopo 10 mesi dall’ipad3? e non sto dicendo che l’ipad sia una cazzata, mi soffermo solo sui ritmi delle uscite di nuovi prodotti, elettronici e non). Naturalmente, in questo periodo, nessuno di noi ha rimpianto il proprio ipad lasciato a casa. E nemmeno il cellulare e nemmeno la cravatta o altre decine di aggeggi che spesso ci paiono indispensabili. La sera abbiamo discusso di questo e il dialogo non è concluso, ci mancherebbe, ma si è costituito un gruppo di persone che non si perderanno di vista e continueranno a riflettere su questo “miraggio”: un’altra società è possibile, basata su maggiore solidarietà, sul rispetto per l’ambiente, sull’uso moderato delle risorse, sulla riproposizione di valori sociali come etica, onestà, merito, ecce ecce.

E adesso alcune note sulla situazione tunisina, così come l’oste l’ha percepita a distanza di circa due anni da quando si trovava qui proprio nei giorni della rivoluzione.

Innanzitutto è sparita la Polizia! Quelle figure che si trovavano dovunque, sia nelle città, nei paesi, lungo l’autostrada, ad ogni incrocio possibile ed immaginabile, adesso non si vedono più. Da Tunisi a Douz ho contato due pattuglie.

A Douz mai visto un poliziotto, un gendarme, un militare! Se ci sono, se ne stanno dentro le caserme, a fare che?

Diverso e per nulla diverso da prima, invece, il discorso al porto de la Goulette. Qui, i ritmi sono tornati quelli blandi di sempre e le operazioni di controllo Polizia e Dogana, ricalcano l’apparente disordine procedurale cui eravamo abituati; al nostro arrivo ci abbiam messo qualche ora per uscirne e alla ripartenza idem con patate.

Se si pensava che la nuova situazione potesse modificare le vecchie abitudini, compresa quella del bashish che poliziotti e doganieri sussurravano, beh, niente da fare. Sarà la crisi, sarà che noi viaggiatori siamo ricchi nei loro confronti, passi! Ma ho raccolto proteste anche dure dei molti tunisini che tornavano a casa per la festa dell’Ait i quali ci dicevano che adesso vale la regola nei loro confronti dei “10 Dinars”, altro che rivoluzione!!!

A Douz, un pò di turisti, alcune carovane di auto 4×4, moto e camion assistenza, specie francesi, ma anche qualche decina di italiani. Tedeschi e svizzeri che avevano organizzato un rally tutto loro. Pochi invece i toyotoni delle agenzie che portavano i turisti mordi e fuggi da Djerba a Ksar Ghilane, nella cui pozza, invece, sembrava di essere in piscina a ferragosto. Gente dappertutto, chi dentro la termale, chi seduto ai tavolini a fumare, bere il tè e a lumare le pupe, come direbbe Snoopy, solo che di pupe se ne son lumate pochine, di più i motociclisti tatuati e piercingcizzati (mi è venuto questo neologismo orrendo a scriversi e ancor più a  pronunciarsi) che a lumarli rischi di brutto. C’era il solito cavallerizzo in formato tuareg, sul suo cavallo bianco, che cercava di attirare l’attenzione ma era fortemente impegnato ad evitare scontri con le innumerevoli auto e con uno squadrone di Ktm seguito da camion ufficiale che percorrevano fragorosamente l’unica via d’accesso dentro l’oasi! La nostra permanenza è durata circa mezz’ora!

In piazza a Douz meno gente del solito e i giocatori di domino all’ombra della tamerice gigante non ne sentivano certo la mancanza.

Certo la crisi si sente anche qui: prezzi al ristorante in lieve rialzo, anche la baguette (ma spero solo per noi turisti) è andata su e benzina e gasolio hanno sforato quota 1 DT (gasolio a 1,09 per la precisione). Sparita la vecchia, bellissima bottega alimentare dove si trovava di tutto, quella di fronte al restaurant La Rosa: si è trasferita poco più avanti, all’altezza del negozio Tunisiana, ed ha assunto la familiare veste per noi di una superette, mini supermercato, con tanto d’ingresso e uscita distinte, con girello, scaffalature moderne, cartellini prezzi…insomma, si respira aria d’occidente. Anche la cooperativa all’ingrosso che stava nei pressi dell’albergo La Medina, si è trsaferita e rinnovata sull’identica scia: con tanto di cassa elettronica al posto della macchinetta calcolatrice con cui prima ci venivano mostrati i prezzi. A quando un vero McDonald? Spero mai, ma ho i miei dubbi. Purtroppo anche il camping che si trova al limitare del villaggio, sulla strada per Matmata, rinnovato nemmeno due anni fa, soffre l’incuria tipica di queste parti: nessuna o pessima manutenzione e già gran parte dei bagni e delle docce evidenziano rotture e perdite…

Nonostante questo, Douz rimane un’oasi di serenità, un luogo ancora sostanzialmente vero, in cui l’oste si sente a casa.  Grin

 

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