BUONE (?) FESTE (??)

Natale è alle spalle! Ho notato un segno evidente della crisi: quest’anno i commercianti del centro, qui nel’ex Marca Gioiosa e a Mestre, hanno ridotto e di molto, le luminarie! Strade del centro appaiono in versione “normale”; molte vetrine spengono le luci prima di cena…e immagino che in molte case di gran cenoni, di capitoni e pesci pregiati se ne sian visti pochi…Probabile che, invece, nelle case (case? Ville, palazzi e castelli dei ricchi-sempre-più-ricchi)  lo sfarzo sia aumentato, proporzionalmente al numero degli invitati (dello stesso giro, naturalmente, non credo che l’esempio di papa Francesco sia penetrato in quel ceto scarsamente dotato di senso solidaristico- fino a prova contraria!).

Immagino molti pensionati attendere impazienti i primi giorni di gennaio per scorgere gli effetti della tanto declamata “rivalutazione” del 100% delle pensioni fino a tre volte il minimo (1500€ lordi).

Penso a tanti lavoratori cui la befana 2014 porterà, se va bene, il rifinanziamento della c.i.g in deroga; mentre altre migliaia di lavoratori lo perderanno, il fondamentale diritto costituzionale (art.1), alla faccia del tanto strombazzato anno 2014-anno della ripresa.

Oste pessimista? mettetela pure così, ma l’ottimismo di facciata, quello delle feste comandate e raccomandate, non mi è naturale. Mi guardo attorno e vedo ancora molta incertezza; forse dovrei cambiar posto, trasferirmi in qualche località alla moda, circondato da pellicce e SUV, coi ristoranti pieni (prenotazione di anno in anno) per vedere rosa…ma temo che vedrei ROSSO!

Guardo più lontano, cerco di riempire la mente con i paesaggi del nostro deserto; sento il calore di quel sole, la sabbia sotto i piedi che scricchiola all’alba, mi bevo tutti i colori della giornata…finalmente sembra che la situazione politica tunisina si sia sbloccata. Un governo di transizione, guidato da un “tecnico” (azz, che si sia esportato il modello Monti?) dovrebbe portare il paese a nuove elezioni, evitando lo scivolamento verso le braccia di un islam radicale e poco islamico, in verità…Spero di evadere tra qualche mese, per una breve ricarica di serenità psicofisica. Abbiamo un altro piccolo progettino per ricordare il nostro Peter, presidente insostituibile. Oltre al “pozzo di Peter” che si sta realizzando in Mali, a Tin Tam, piccolo villaggio nella falesia Dogon, a nord est di Bandiagara, che sta avanzando nella realizzazione (mancano ancora un pò di soldini…), abbiamo intenzione di tornare a Douz, laddove Peter più volte aveva espresso il desiderio di comprarsi una casettina e andarci a vivere, e posare una targhetta col suo nome in uno dei posti che preferiva: Tembaine. Tembaine, punto di partenza per tragitti più o meno impegnativi, ma ugualmente affascinanti. A metà gennaio ci troveremo, gli amici più stretti, i compagni di quest’avventura chiamata “Saharaland” che oramai sopravvive virtualmente e debolmente, per mettere giù questo progetto che vorremmo portare a termine a fine aprile 2014, contando sulla favorevole disposizione delle Pasque, 25 aprili e primi maggi!!!!

Siete tutti invitati, ma con l’aria che tira, saremo capaci di raccogliere quattro gatti? Penso di sì, anche cinque!

L’oste, che ha stappato le famose bottiglie destinate al destitution day, comunque ne ha ancora qualcuna, là nella buca davanti al Cafè du desert, e un Col Vetoràz, spunterà a mezzanotte del 31 (o alle 00.00 del primo gennaio?) a battezzare questa speranza, e magari anche qualcun’ altra (poche riforme ma ben fatte, provvedimenti  efficaci sul versante lavoro, niente terremoti e inondazioni).

Buone Feste a voi (senza punti interrogativi, adesso) Smile Big Smile Grin

A casa. Tutti! Bene, bravi, BIS!

Ora, vi devo raccontare questa breve storiella. E’ giusto una settimana che è partita la “rivoluzione” (dei forconi o dei forcaioli, non si sa) e che la gente, il popolo è sceso nelle strade e blocca svincoli, tangenziali, stazioni e si scontra in alcune piazze. Magari non tutta la gente e nemmeno tutto il popolo, ma un bel casino sì che sta succedendo.

Questa storiella inizia sabato 14, mentre col mio camper da ricco borghese, mi dirigo verso l’osteria nei pressi di Brescia, dove abbiamo programmato d’incontrarci, noi superstiti di questa storia che è stata Saharaland e l’altrettanto superstite “Cafè du desert”.

Nei pressi di una tangenziale di una località industriale dell’ex locomotiva d’Italia, l’ex-Veneto-felix, scorgo una colonna di auto e camion fermi. All’inizio penso al solito incidente, o a lavori in corso, o al traffico di un sabato italiano sotto le feste di natale ma poi, avanzando a passo lento, che il nostro slow travel al confronto è la Parigi-Dakar, scorgo un tendone lato strada, bandiere LIFE e bandiere tricolori. Un autoarticolato è fermo quasi a centro strada e parecchie persone, col giubbetto arancione si muovono tra i mezzi incolonnati. Quando tra il mio mezzo e la testa della colonna mancano 4 o 5 veicoli posso distinguere chiaramente la metodica del blocco: ogni auto, camioncino, camion e camper (sono l’unico, la vedo male!) viene fermato, gli si fa abbassare il finestrino e si vede un chiacchierare tra una delegazione di rivoltosi e il conducente. Incuriositi, mia moglie ed io ci chiediamo quale sarà il tenore della conversazione e speriamo in bene, visto che il camper è nuovo nuovo…

Ci siamo: giù il finestrino, buongiorno, buongiorno; guarda questi, si va in vacanza? Magari si sono appena fatti la pastasciutta dentro a questa cosa qui, ne è rimasta per noi che siam qui al freddo a combattere anche per voi?. L’inizio è questo: non molto aggressivo ma comunque un po’ colpevolizzante. Ma il capo blocco interrompe il cazzeggio e va dritto al cuore della questione: siete favorevoli o contrari alla nostra azione? Come diplomatico, non male! Adesso tocca a noi. Ci guardiamo, prima con mia moglie che mi fa cenno di star calmo e poi con lui, giovane barbuto. Allora tento un “dipende”, ma è troppo complesso, lui vuole una risposta secca “si-no”; forse potrebbe passare un “non so”, l’ignoranza, specie dei borghesi, è nota. Ma un “dipende” implica un dibattito, un botta e risposta di analisi che al freddo di una strada padana, con la nebbia che sale e tende già a ghiacciare a mezz’aria, è troppo. Quindi mi ripete la domanda (dev’essere un rivoltoso moderato) e allora, capita l’antifona, gli faccio “sai (uso il “tu” come licenza che un vecchio pensionato-col-camper- nuovo-frutto di liquidazione-anche se non è proprio così, osa permettersi nei confronti di un giovane), almeno due anni fa, e forse di più, noi già scrivevamo quello che è il vostro slogan di oggi A CASA. TUTTI! Forse lo scrivevamo in un blog sbagliato, ma lo scrivevamo. A quel tempo non ci ha filato nessuno”. Avrei voluto aggiungere “e magari voi, a quel tempo, votavate Lega e gridavate Roma ladrona mentre i ladri stavano anche là dentro, a comprar mutandoni verdi coi soldi dei contribuenti”, ma il pensiero di una forconata sulla fiancata lucida del mio camper con appena 8000 km, mi ha frenato. Mi ha guardato in un modo che voleva dire “ci credo o non ci credo?” se non ci credo mi tocca entrare nel gioco di quel “dipende” di prima, meglio crederci se no qui la colonna non avanza più e non bisogna tirar troppo la corda di sabato pomeriggio, che c’è gente che va a cercare i regalini per questo Natale che sarà già di suo sottotono.

Prima di farmi passare mi ha allungato un volantino con sotto una sfilza di sigle, ma la prima era della LIFE, e naturalmente al centro lo slogan di cui sopra. Poi ci fa ”volete un caffè?”. Giuro che son rimasto di sale perché da dietro le sue spalle è emersa una signora, intabarrata fino alle orecchie con in mano un bricco e al suo fianco un ragazzotto, sicuro uno studente, con la pila di bicchierini di plastica e le bustine di zucchero”. Ho precipitato là un “volentieri, sapete, dopo la pastasciutta qui dentro, che non è come a casa, ci vuole”. Sorrisi e il caffè entra dal finestrino, accompagnato dalla sottolineatura della signora: lo facciamo con la moka là dentro al tendone perché le macchinette vogliono la corrente e qui non ce la passano. Decisamente, ci siamo imbattuti in blocco di “buoni”, Forza Nuova da queste parti non ha attecchito. Volete farci una donazione? Per il disturbo no, ma il caffè vale tutti i 5 euri che gli lasciamo e domando, come commiato, che ne farete di questi soldi? Andremo a Roma mercoledì 18! Buon viaggio, a noi e anche a voi.

 Ma ormai non potevo più fermare l’amarcord di quel carteggio scatenato proprio qualche anno fa dal nostro compianto presidente, a partire dal suo grido di battaglia antesignano di questa rivolta, dal nome terribile (forconi) ma dai modi gentili e ospitali di questa gente che comprende il disagio e tiene a far proseliti.

Se avessimo avuto tempo, mi sarei fermato volentieri a discutere con quei giovani ai quali questa rivolta rimane l’ultima speranza per il futuro, il loro ma anche il nostro, come ha tenuto a sottolineare. Anche il mio che ho un camper da ricchi (o quasi) e avrebbe potuto solamente fulminarmi con uno sguardo da lotta di classe. Ma ormai la lotta di classe è stata radiata dal catalogo dei pensieri. Adesso la lotta è tra chi fa e chi non fa: chi lavora e chi non fa niente e si mangia i soldi pubblici, cioè i politici, tutti, A casa, TUTTI!. Ecco, può sembrare la versione aggiornata della lotta di classe ma non lo è perché tra chi fa e non ha ci sono persone di ogni condizione sociale, mestiere, livello d’istruzione, mentre tra chi ha e non fa niente ci sono i politici, TUTTI. Mica vero, però; io ci metterei una bella serie di categorie improduttive, dai superburocrati, a larga fetta di PA, ai baby pensionati usciti con le regole vigenti prima della riforma contributiva e altri percettori di rendite finanziarie.

Chi volesse, può andarsi a rileggere gli scambi tra Peter, il sottoscritto e pochi altri che contribuirono a quel dibattito, in epoca poco sospetta, quand’anche il capopolo e i suoi seguaci pentastellati battevano questo tasto con toni meno feroci e più argomentati. Potete trovare qualcosa sempre in questa sezione “Chiacchiere da bar”, perché noi le cose serie le discutevamo (e discutiamo ancora) qua…

Mentre mi dirigevo, comodamente imbragato nel sedile optional del mio camper, verso la rimpatriata degli amici di Peter, mi domandavo quale sarebbe stata la sua posizione dinnanzi all’avverarsi o quasi del suo “programma”. Ricordavo che il dissentire dalla sua tesi non stava tanto e solo nella mia ricerca di non cadere nel qualunquismo, nel fare-di-tutto-un-fascio (vedi Casapound e Forza Nuova, a proposito, e di tanti troppi tricolori sventolanti), ma soprattutto nella risposta alla domanda: bene, e dopo che li avremo mandati a casa TUTTI, che avremo svuotato Parlamento, Consigli e Giunte regionali-provinciali-comunali; che avremo azzerato segretari e presidenti di partito e spazzato via ogni parassita sociale e politico, CHI e in quale forma, dovrà dare nuova vita a questo paese ? CHI e con quali istituzioni dare linfa alle imprese, e lavoro ai giovani, alle donne, ai cassintegrati? CHI, che non sia già il vecchio che si trucca di nuovo e ci riproponga un altro dominio? CHI che non urli soltanto la rabbia di un euro che ci impoverisce a favore della Germania che si ripropone in salsa di potenza industriale invece che militare? CHI che non capisca la necessità di più Europa, non di meno…CHI che non faccia della riproposizione del ritorno al passato, della nostalgia della Lira, la ricetta salvifica, immemore che la globalizzazione non la smonti coi forconi, utensile di per sé alquanto poco efficace, se non come macchietta a dimostrare tutto un pensiero retroverso.

Insomma, mentre procedevo slow verso gli amici, la mia mente retrocedeva a quei giorni di confronto, nei quali nessuno di noi scrisse mai quella verità che oggi sta prendendo forma: allora, non pensavamo possibile che si potesse passare dalle parole ai fatti. Allora eravamo convinti che fossimo un popolo capace di lamentarsi ma poi subire, un popolo che non sarebbe stato capace di scendere veramente in piazza, di bloccare caselli e tangenziali e che lo avrebbe fatto in modo sostanzialmente non violento e addirittura gentile, come nel caso di un signore & signora in camper, avviati verso una osteria nel bresciano.

 Ma cosa avrebbe detto/scritto il nostro Peter?

E bloccato ad un casello cosa avrebbe risposto alla domanda “tu sei favorevole o contrario alla nostra lotta?”

Ah, saperlo!

L’angolo di Peter

Un bar si sa è un “locale pubblico”. Cioè un posto che è di tutti, e dove tutti, se non c’è un cartello ben in evidenza con scritto “Privato”, possono scegliere dove sedersi e con chi (sempre che ci sia posto!!!).

Il “Cafè du desert”, essendo dislocato in un posto non molto frequentato, all’ombra della grande duna e all’incrocio di piste sempre meno frequentate, vuoi per i timori che le recenti rivoluzioni gelsominiche hanno suscitato negli ardimentosi viaggiatori post-moderni, vuoi per i morsi della crisi che stanno tagliando anche i panettoni natalizi, mantiene la porta-che-non-c’è e i suoi 4 tavoli e le sue 16 sedie spaiate.

Ci sono anche degli sgabelli, costruiti artigianalmente dal cugino di Ahmed, il caposala (autonominatosi ora indaffarato in traffici non sempre leciti, ehm, le turbolenze ambientali fanno emergere di queste cose) addossati al bancone dove l’oste, in verità, non ha più molto da fare se non ripassarne ritualmente la superficie dalle immaginarie gocce  e dai cerchi lasciati dai bicchierini del thè.

Si ricorda bene, l’oste, che fino ad un anno fa, appena dopo l’apertura del locale, cioè appena il sole scavalcata la cresta della grande duna, inondava il locale entrando dalla porta-che-non-c’è e lanciava una lama di luce su “quel” tavolo. “Quel” tavolo che, spesso era già occupato dalla presenza del Presidente, notoriamente slegato dalle scansioni temporali dei comuni mortali, per cui il giorno era notte e la notte pomeriggio o mattino, non importa…

“Quel” tavolo, nell’angolo a sinistra per chi entra, lo riempiva tutto con la sua mole e a fatica ci poteva appoggiare sopra un  caffè un’altra persona, poichè c’erano i suoi due-tre telefoni, le chiavi della Lizzy, le arance o i datteri che gli procuravo io, se stagione….

Ora, ho deciso che “quel” tavolo verrà ritirato dal normale e “libero” utilizzo degli avventori-avventurosi; un pò come si fa quando muore un campione sportivo, uno vero, e la sua maglia e il suo numero non potranno più essere indossati  da altri, poichè nessuno potrà prenderne il posto.

E Peter, campione lo era, non provatevi a contraddire l’oste!

Uno che di battaglie ne accendeva una al giorno, anche con se stesso, le vinceva e le perdeva, ma sempre con la classe del campione.

Quindi, d’ora in avanti, a quel tavolo potrà sedere solo chi avrà qualcosa da scrivere e da dire su di lui; l’oste intende così cominciare a raccogliere il maggior numero possibile di ritratti, aspetti, ricordi, episodi che lo riguardino.

In quell‘angolo e a quel tavolo, insomma, l’oste intende ricostruire la biografia, scritta a cento mani da tutti quelli che, nel bene o nel male, hanno avuto la fortuna di incrociare nel Peter Komanns, tetesco di Napoli, brianzolo per caso e africano per scelta.

Per cominciare, questa mattina è entrata e là si è seduta Daniela, e questo è il primo ritrattino che inaugura quella che l’oste spera possa divenire una lunga raccolta in grado di dare un’idea di quanto complessa fosse la personalità di Peter, il nostro “capitano”!

Ringraziamenti

domenica 15 ci siamo trovati  all'”Osteria dei Boci” a Rezzato, un tot di amici e la presenza veramente gradita di Paola e Fabio che sono entrati in questo gruppo che un pò si sfalda e un pò si ricompatta fisicamente, ma è ben saldo idealmente.

Per il 2014 sono in cantiere alcuni progetti: un viaggio in Tunisia e andrà avanti il “pozzo di Peter” a Tin Tam, sui quali vi terremo informati, naturalmente.

Più prossimo è l’appuntamento che ci siamo dati per raccoglierci davanti alla tomba di Peter, domenica 12 gennaio, ad un anno esatto dal suo funerale. Tra le 11. e le 12.00, poi potremmo tornare all'”Acqua e farina”…

Appiccico qui sotto i messaggi originali che sono arrivati a commento del pranzo; se qualcun altro vuole aggiungersi o completarli, prego, si accomodi.

ciao Amici, anche oggi ho trascorso una splendida giornata, grazie per la splendida compagnia; ottimo locale e ottime portate, sicuramente ci tornerò!!

alla prossima e auguri di buone feste

cioa

Roberto Romano

Concordo con Roberto.

È incredibile come ci possa unire una persona che non è più tra noi fisicamente ormai da quasi un anno. Ma era presente la sua anima , fra noi , a capotavola ( dove si metteva abitualmente ) e come sua abitudine avrebbe spazzolato tutto il bendiddio che c’ era.

Anche noi non abbiamo scherzato !!!!!! Un ringraziamento speciale a Paola e Fabio per la loro presenza e compagnia ( per me , ce li ha mandati lui….). Spero di cuore di rivederci tutti il 12 gennaio.

Un caro auguri a tutti per le prossime feste.

Manuela

Anch’io concordo con la sensazione che Peter fosse con noi oggi…e che come fu un tempo il piacere di riunirsi per organizzare eventi e viaggi, continui nel nostro “esserci” nel nostro progettare …grazie a tutti per la giornata e a presto!

rosalba

Arrivato a casa ora e confermo la bella giornata. Allla prossima.

Alfredo

carissimi, non poteva certo mancare l’apprezzamento dell’oste per il nostro incontro! Che il cibo sia stato gradito lo dimostra lo spazzolamento compiuto. Risulta però tornata al mittente una quota-coniglio; spero che il nostro cuoco non si sia offeso e che, prima del rientro Pardo abbia potuto giovarsene almeno quanto l’oste ha cercato di fare. Che, all’apprezzamento, deve far seguire due piccoli rimbrotti: qualora si volesse ritornare all’Osteria dei Boci e ve n’è tutta l’intenzione, suggerisce di formattare i tavoli a ferro di cavallo, in modo che si possa essere più vicini e poter partecipare alla medesima discussione. La seconda lamentela riguarda il fatto che non gli sia stato concesso di cantare “Bandiera rozza” e “Il Volga mormorò-non passa il centrodestra-zan zan!”, pezzi accuratamente preparati proprio per la preziosa presenza del farmacous cui, si sa, essere particolarmente graditi. Sperando di poter rimediare l’anno prossimo (inch’allah, come usiamo dire dalle nostre parti) l’oste si unisce a Manu nel dare il benvenuto a Paola & consorte, qualora volessero continuare a frequentare, realmente e/o virtualmente, questa combriccola sopravvissuta alla sparizione del suo presidente. 

L’oste che ringrazia

PS- per paolone: ti chiedo un “sacrificio”, passa dal collega oste e ringrazialo ancora, se l’è meritato.

Bene , spero siate stati tutti contenti, eventualmente pesatevi per sicurezza, e vi ringrazio tutti Peter era senz’altro con noi e lo sarà sempre .

Appuntamento per il 12.01.2014 un buone feste a tutti !

Paolone

 

L’oste il vino ha preparato

– preso da un viticoltore –

per l’incontro combinato

nella gioia e nel dolore.

 

Ognun col suo bel ricordo

il suo calice ha innalzato

tintinnando in un suon sordo

per l’amico tanto amato.

 

Noi, stupiti ed onorati

di far parte della corte,

siamo stati affascinati

dall’aprirsi delle porte.

 

Nell’incontro assai informale,

ascoltato abbiam felici

col coniglio, col maiale,

i racconti degli amici.

 

E abbiam detto “Peter caro,

qual che sia il Tuo bel progetto,

tu ci hai dato un dono raro:

la Tua storia, e tanto affetto.”

GRAZIE A TUTTI PER AVERCI ACCOLTO.

PAOLA

 

Ma daiiii, ma che brava, pure poetessa  Grin

Alfredo

 

per la serie “se sono normali non li vogliamo!!”

su che musica la cantiamo?

grande la poetessa che è pure avvocatessa ma attenzione alle ire di Daniela (cioa!!)

ciao

Roberto Romano