Il pozzo di Peter: si comincia!

Eh sì, dopo il tempo necessario per raccogliere le idee, discutere con gli amici le ipotesi di come, cosa, dove ricordare il nostro presidente, finalmente siamo arrivati alla decisione: gli si intitolerà un pozzo in un villaggio che si chiama Tin Tam e si trova in Mali,  nella parte settentrionale della falesia Dogon.

L’opera verrà realizzata dalla Onlus IN VITA (www.in-vita.org) di cui abbiamo conosciuto la persona responsabile della progettazione tecnica e del coordinamento dei lavori.

L’occasione è stata la festa promossa appositamente per raccogliere fondi per il progetto “Un pozzo di …bollicine” che si è svolta sabato 7 settembre ad Adro (pensate che i doganieri padani han persino chiuso un occhio alla partecipazione del noto oste comunista); qui, nella splendida cornice dell’azienda vinicola Contadi Castaldi, terra di Franciacorta, (ops, l’oste che scrive come i pennivendoli berlusconiani) sponsor della serata abbiam potuto, appunto, stringere l’accordo per abbinare il nome del nostro caro presidente ad un’opera indubbiamente importante ed utilissima.

Si tratterà di portare l’acqua da una distanza di quasi 9 km fino al villaggio di Tin Tam (circa 5000 persone), situato all’estrema propaggine della falesia, luogo non raggiunto dal turismo, purtroppo soggetto a frequenti stagioni di siccità.

Abbiamo conosciuto la persona che sovrintenderà il lavoro e siam certi che sarebbe piaciuta anche a Peter: un “malato” d’Africa come e più di noi! Un uomo semplice,  determinato e dotato di una motivazione fortissima nel “costruire” opere atte a risolvere problemi vitali per conto di quella Onlus (INVITA) che invitiamo, appunto, a visitare attraverso il sito che ho segnalato qui sopra.

Ricordo che Peter, negli ultimi tempi aveva espresso qualche perplessità su un paio di organizzazioni con cui aveva avuto rapporti e che in alcune occasioni aveva anche aiutato, per poi distaccarsene. Per questo motivo siamo andati alla ricerca di alternative e poi, grazie, alla segnalazione di Paolone Chiodi, siamo arrivati a INVITA e al progetto del pozzo a Tin Tam.

L’opera è piuttosto impegnativa e dal costo non certo trascurabile: noi conferiremo l’intera somma raccolta dalla colletta tra gli amici di Peter, 2000 € e contemporaneamente invitiamo nuovamente tutti a continuare la donazione! Piccoli versamenti, anche poche decine di euro ma che, come la pioggia nel deserto, possono contribuire ad un grande risultato: la fine della siccità in un villaggio e la vita per uomini, animali, coltivazioni.

Questo è l’IBAN che si può utilizzare: IT40K 03069 09400 100000004239 . Gli amici che vorranno contribuire sono pregati di indicare come causale di versamento:” Il pozzo di PETER a Tin Tam“, in questo modo gli amici di INVITA potranno aggiornarci sul contributo. Consiglio caldamente di visitare il loro sito anche perchè nella sezione “Aiutaci” sono indicate le modalità per donare il 5 x 1000 e detrarre queste somme dalle imposte, sia nel caso di privati che di aziende.

Adesso non vediamo l’ora di sapere che la prima pietra è stata posata e lanciamo una proposta: Saharaland organizzerà un viaggio a Tin Tam per il giorno dell’inaugurazione del pozzo, prevista nel 2015. Andremo ad apporre la targa con il nome del nostro presidente, sempre inch’allah, s’intende Big Smile L’oste s’impegna a tenervi aggiornati sui lavori e pensa che stavolta gli tocca occuparsi di “acqua”  Cool,…. che sia l’effetto contrappasso del cabernet? Question

 

deserto? in cortile!

cari amici che ci seguite numerosi (i dati a ns disposizione dicono che a volte tocchiam punte persino di 9 lettori!) Grin, oggi dimostrerò perchè il nostro blog, seguito a ruota da altri siti “specializzati” in cose africane, parli ormai di tutto fuorchè di Africa e piste.

Primo: perchè si è lasciata carta bianca (quasi) all’oste! E lo san tutti che non v’è equilibrio nel personaggio, dimostrato dal fatto che s’accanisce imperterrito contro l’omino di Arco di cui si sente anche “re” (Arco “re”) che con la sabbia non c’entra un fico secco perchè sulle piste desertiche di gnocca non ve n’è, altrimenti si sarebbe già comprato l’Aubari e il Murzuq!

secondo: la desertificazione avanza a grandi passi, anche se qui, la polvere non è fech fech ma cemento che, inzuppato dalle piogge, provoca la cementificazione del territorio e la sparizione delle grandi mandrie bovine, caprine, suine ed umane. Su questo neo-deserto non servono i 4×4 e questo è un gran vantaggio perchè così anche la Pandina normale fa la sua brava figura e tutti i driver con i pantaloncini appena sotto il ginocchio, lo chech variopinto dell’OVS e gli occhialini da sole sembrano il conte von Almansy.

terzo: che ci siano pericoli in Algeria, Libia, Egitto, Tunisia et altri piccoli paesini sfigati del sud mediterraneo è falso! E’ che il marketing turistico scatenato dalle agenzie per la promoizione dei neo-deserti cementizzati, sta facendo quello che i materiali sintetici dei campi da tennis han fatto alla vecchia, cara, autentica terra battuta rossa che, i vecchi viaggiatori africani ricorderanno essere del tutto simile alla sabbia delle dune del Grand Erg Occidentale. Con la differenza che a giocarci a tennis, anche in 4×4, era dura, specie per chi gli toccava la parte di campo in salita.

quarto: argomento decisivo, i costi. Perchè dissanguarsi per portare soldi a quegli sfaticati che poi, irriconoscenti, si comprano il biglietto in nero per la traversata con gli scafisti  e ce li ritroviamo pure qui, nei nostri cortili, dopo aver fatto pure una navigazione veramente “adventure”…altro che i nostri Douz-Ksar Ghilane!!!! Ma si vede chi il marketing turistico degli scafisti è più seduttivo del nostro!

quinto: non me lo ricordo più. Se mi viene, faccio un altro articolo.

PROSIT! (questo saluto piaceva molto al presidente peter! ciao nè?)