Al peggio non c’è mai limite

Rossano Calabro, domenica 25 Novembre 2012: un treno centra in pieno un minibus carico di operai rumeni, donne e uomini, e ne fa strage: almeno sei morti, addirittura non si sa ancora adesso, a più di 24 ore dal fatto, se il numero di vittime sia quello e non sia superiore. I sopravvissuti hanno delle difficoltà a testimoniare perché molti di loro non parlano l’italiano.
Sin qui un fatto tragico ma, purtroppo, non nuovo.

Quello che mi ha veramente sconvolto è stato un video, messo in onda da molti tiggì e proveniente da Yutube, nel quale si assiste alla rissa in corso tra esponenti di aziende di pompe funebri per accaparrarsi i cadaveri delle vittime: un funerale con trasporto oltremare è un business ghiotto e questa gente litiga ferocemente per portarsi via i corpi dei defunti!
E’ una cosa terrificante, un abominio che degrada e fa sentire degradati, qualcosa che ti fa sentire sporco, sporco dentro solo al pensiero che queste persone siano biologicamente uguali a noi.

Guardate un pò qui…

primarie secondarie!

sono uno dei 3 milioni e passa che ha votato alle primarie del centrosinistra e che domenica prossima andrà anche per il ballottaggio. Mi ha ricordato certi climi da anni ’70 e anche ’80 quando la passione per la politica era forte e c’era persino qualche leader serio , a sinistra come a destra. Ora, al di là della piccola soddisfazione di poter finalmente indicare un nome di mio gradimento, per il resto mi rimane una sensazione di qualcosa che non è del tutto a posto. Bersani: non ha avuto il mio supporto; troppo coinvolto da troppo tempo e con programmi che son la fotocopia dei soliti discorsi uditi e stra-uditi. Se poi ripenso a quello che ha detto la RosiBindi nello speciale TG3 mentre commentavano i risultati allora son convinto di aver votato giusto, almeno la parte “contro” E la parte “pro” ? Qui ho dovuto cercare il meno peggio, ma non è stato semplice e comunque non son certo della scelta fatta, ma tant’è. Qualcuno penserà che visto dove sto di casa, visto che era la giornata dedicata alla protesta contro la violenza sulle donne, avrò votato Puppato. No. Laura Puppato, sarà una brava persona (lo è sicuramente) onesta, pulita, battagliera (almeno su questioni di casa) ma quanto a vedermela possibile Premier del paese Italia, ridotto in questi stati, beh, ci passa. Alla fine ho messo la croce su Renzi, per vedere se si riuscirà a fare un pò di pulizia inn casa nostra, ma nemmeno lui mi convince come Premier. Avrei potuto, quindi, starmene a casa direte voi, col mio cabernet mentre fuori c’era pure la nebbia e cominciava a far scuro. Ma è riemersa la mia voglia-coscienza di cittadino che vuol comunque partecipare, pur con le idee non del tutto chiare, almeno per confermare la bontà di un gesto partecipativo, contro la saccenza dei molti che han capito già tutto, che sanno che non funzionerà nulla meglio di prima, che son schifati dalla politica (non è che io ne sia entusiasta), ma se continueremo ad astenerci, ad andare al mare o ai monti, allora lasceremo il timone a … Monti o a qualcuno decisamente peggio di lui.
Ho visto un pezzo di una trasmissione, ma era ora tarda e riemergevo da un pisolo sulla mia comoda poltrona, in cui si vedeva un resort in kenia del noto Briatore con ospite Berlusconi e una miriade di attempate e sformate signore in bikini (pietà!) sulle spiagge di Malindi, a sorseggiare aperitivi e poi i loro mariti-compagni a giustificare la fuga da questo paese sanguisuga, dove han pagato troppe ingiuste tasse, a godersi la vita, loro che possono, contrariamente alla maggior parte di noi che le tasse le paghiamo ugualmente e non potremo forse mai migrare e divenire loro vicini di casa, in quelle eleganti e superconfortevoli ville, costruite e pagate con soldi forse non del tutto onestamente guadagnati e forse nemmeno regolarmente dichiarati. Mi sono incazzato forte; perchè la prima volta che il sig. Briatore torna in Italia, qualcuno , magari la GdF,non lo ferma e lo rovescia come un calzino?
Fortunatamente, l’oste vuol chiudere questo sfogo con una nota positiva: allegri, che Emilio Fede, ha fondato un partito e certi sondaggi gli danno il 3%. Il partito di Fede (speranza e carità) si chiama “vogliamo vivere”!!! Mi pare emblematico. E poi, se non basta, sembra che avremo finalmente la buona novella tanto attesa: giovedì Berlusca dovrebbe annunciare la sua ridiscesa in campo. Zombies d’Italia, alleluia, uscite dalle tane e mettetevi in coda dietro al grande imbonitore che promette di nuovo il nuovo, non sapendo neanche che cosa sia. Lo psichiatra Vittorino Andreoli, intervistato ad Otto e mezzo su La7, alla domanda secondo lui che dovrebbe fare Berlusconi, molto seriamente ha risposto che dovrebbe prendersi un pezzetto di terra e coltivare l’orto, come fanno moltissimi e felici pensionati. No, caro Vittorino, che il Berlusca poi, invece dell’orto, ci costruisce Milano 5!

il ritorno dell’oste

eh sì, cari amici, anche stavolta l’oste è tornato. Non che ci fossero chissà quali possibilità alternative, la rivoluzione c’è già stata e si sa che tra una e l’altra ne deve passare di tempo…guardate noi qui che ancora dobbiamo iniziare a pensarci Grin

Allora, questa volta il viaggio aveva un contenuto e una modalità differente: “Riflessi e miraggi”, il titolo-messaggio, aveva come scopo quello di raccogliere uno sparuto gruppo di persone interessare a prendersi una pausa di riflessione dal caos socio-organizzativo in cui siamo immersi e scambiarsi i propri “miraggi” professionali, personali e anche esistenziali.

Il deserto è il luogo di meditazione e riflessione per eccellenza, a patto che non lo si scambi per il parco giochi dei fracassoni che, in barba alla crisi, possono ancora permettersi il lusso di addobbare moto e 4×4 con cifre che basterebbero a sfamare interi villaggi (non solo locali!).

Se questo l’obiettivo, la modalità consequenziale non poteva che essere quella dell’andare a piedi, con il supporto di dromedari su cui caricare le poche cose che servono (un paio di scarpe/sandali di ricambio, qualche maglietta e le salviette) e le vettovaglie.

E così è stato. Per 6 giorni il gruppetto (10 persone) ha seguito il ritmo che da secoli i cammellieri che ci guidavano hanno riproposto, immutato. E’  stata certamente questa la parte più sorprendente poichè dall’alba al tramonto abbiamo condiviso le attività, semplici ed essenziali, del preparare i carichi sugli animali, del fare il pane sotto la sabbia e di cucinare cuscus, brik e soupe solo con la legna raccolta.

Avevamo anche alcune auto che ci servivano per portare il carico d’acqua e potevano essere chiamate nel caso si verificassero situazioni d’urgenza, cosa non avvenuta.

Le auto facevano un percorso differente e ci si ritrovava solo la sera nel punto in cui i cammellieri avevano deciso di piantare il campo.

Camminare per 6-7 ore al giorno, nel silenzio rotto solo dal vento, osservando nel dettaglio la ricchezza di cose che ci sono in questo luogo la cui denominazione “deserto” non è certamente appropriata, ha un fascino incredibile.

Una delle nostre riflessioni centrali per l’esperienza, quella sulla “insostenibilità” del nostro modello di sviluppo (direi, ormai, di declino) e la conseguente ricerca di un altro modello in cui la sostenibilità, l’uso moderato, consapevole di ogni risorsa, al fine di garantire un futuro alle nuove generazioni, è stata favorita da questi ritmi e dalla sperimentazione pratica in ognuno di noi che i bisogni reali sono, in fondo, veramente pochii e che invece la nostra quotidianità è zeppa di impegni e bisogni secondari se non terziari.

Non posso e voglio aprire questo fiume di opinioni in merito, nè certamente suggerire di trasformare la nostra esistenza in una riproposizione di questo cammino, ma sicuramente possiamo vivere diversamente e con meno orpelli e cazzate (ad es. è proprio necessario che l’ipad 4 esca dopo 10 mesi dall’ipad3? e non sto dicendo che l’ipad sia una cazzata, mi soffermo solo sui ritmi delle uscite di nuovi prodotti, elettronici e non). Naturalmente, in questo periodo, nessuno di noi ha rimpianto il proprio ipad lasciato a casa. E nemmeno il cellulare e nemmeno la cravatta o altre decine di aggeggi che spesso ci paiono indispensabili. La sera abbiamo discusso di questo e il dialogo non è concluso, ci mancherebbe, ma si è costituito un gruppo di persone che non si perderanno di vista e continueranno a riflettere su questo “miraggio”: un’altra società è possibile, basata su maggiore solidarietà, sul rispetto per l’ambiente, sull’uso moderato delle risorse, sulla riproposizione di valori sociali come etica, onestà, merito, ecce ecce.

E adesso alcune note sulla situazione tunisina, così come l’oste l’ha percepita a distanza di circa due anni da quando si trovava qui proprio nei giorni della rivoluzione.

Innanzitutto è sparita la Polizia! Quelle figure che si trovavano dovunque, sia nelle città, nei paesi, lungo l’autostrada, ad ogni incrocio possibile ed immaginabile, adesso non si vedono più. Da Tunisi a Douz ho contato due pattuglie.

A Douz mai visto un poliziotto, un gendarme, un militare! Se ci sono, se ne stanno dentro le caserme, a fare che?

Diverso e per nulla diverso da prima, invece, il discorso al porto de la Goulette. Qui, i ritmi sono tornati quelli blandi di sempre e le operazioni di controllo Polizia e Dogana, ricalcano l’apparente disordine procedurale cui eravamo abituati; al nostro arrivo ci abbiam messo qualche ora per uscirne e alla ripartenza idem con patate.

Se si pensava che la nuova situazione potesse modificare le vecchie abitudini, compresa quella del bashish che poliziotti e doganieri sussurravano, beh, niente da fare. Sarà la crisi, sarà che noi viaggiatori siamo ricchi nei loro confronti, passi! Ma ho raccolto proteste anche dure dei molti tunisini che tornavano a casa per la festa dell’Ait i quali ci dicevano che adesso vale la regola nei loro confronti dei “10 Dinars”, altro che rivoluzione!!!

A Douz, un pò di turisti, alcune carovane di auto 4×4, moto e camion assistenza, specie francesi, ma anche qualche decina di italiani. Tedeschi e svizzeri che avevano organizzato un rally tutto loro. Pochi invece i toyotoni delle agenzie che portavano i turisti mordi e fuggi da Djerba a Ksar Ghilane, nella cui pozza, invece, sembrava di essere in piscina a ferragosto. Gente dappertutto, chi dentro la termale, chi seduto ai tavolini a fumare, bere il tè e a lumare le pupe, come direbbe Snoopy, solo che di pupe se ne son lumate pochine, di più i motociclisti tatuati e piercingcizzati (mi è venuto questo neologismo orrendo a scriversi e ancor più a  pronunciarsi) che a lumarli rischi di brutto. C’era il solito cavallerizzo in formato tuareg, sul suo cavallo bianco, che cercava di attirare l’attenzione ma era fortemente impegnato ad evitare scontri con le innumerevoli auto e con uno squadrone di Ktm seguito da camion ufficiale che percorrevano fragorosamente l’unica via d’accesso dentro l’oasi! La nostra permanenza è durata circa mezz’ora!

In piazza a Douz meno gente del solito e i giocatori di domino all’ombra della tamerice gigante non ne sentivano certo la mancanza.

Certo la crisi si sente anche qui: prezzi al ristorante in lieve rialzo, anche la baguette (ma spero solo per noi turisti) è andata su e benzina e gasolio hanno sforato quota 1 DT (gasolio a 1,09 per la precisione). Sparita la vecchia, bellissima bottega alimentare dove si trovava di tutto, quella di fronte al restaurant La Rosa: si è trasferita poco più avanti, all’altezza del negozio Tunisiana, ed ha assunto la familiare veste per noi di una superette, mini supermercato, con tanto d’ingresso e uscita distinte, con girello, scaffalature moderne, cartellini prezzi…insomma, si respira aria d’occidente. Anche la cooperativa all’ingrosso che stava nei pressi dell’albergo La Medina, si è trsaferita e rinnovata sull’identica scia: con tanto di cassa elettronica al posto della macchinetta calcolatrice con cui prima ci venivano mostrati i prezzi. A quando un vero McDonald? Spero mai, ma ho i miei dubbi. Purtroppo anche il camping che si trova al limitare del villaggio, sulla strada per Matmata, rinnovato nemmeno due anni fa, soffre l’incuria tipica di queste parti: nessuna o pessima manutenzione e già gran parte dei bagni e delle docce evidenziano rotture e perdite…

Nonostante questo, Douz rimane un’oasi di serenità, un luogo ancora sostanzialmente vero, in cui l’oste si sente a casa.  Grin

 

Al Grillo al Grillo!

In parlamento, precisamente al Senato, si è sentito un senatore fare il discorso che dice, più o meno, “Sbrighiamoci a fare la nuova legge elettorale perché se si va a votare con la legge attuale ci troviamo con Grillo all’80%!”.
Chi ha detto questa frase ? Scilipoti ? no! l’autore di questo intervento è niente popò di meno che renato schifani, Presidente del Senato e Seconda carica dello Stato.
E’ dunque da una altissima carica dello Stato, una figura che dovrebbe essere neutra, al di sopra delle parti, di tutte le parti, che viene questo allerta alla casta: dovete sbrigarvi a legiferare non perché il popolo ha bisogno di potersi esprimete meglio, no  (ecchissenefrega del popolo!),  ma per cercare di conservare il massimo dei privilegi e sbarrare la strada a chi ha già moralmente vinto, un avversario che nessuno osa affrontare……

A casa. Ttutti.

Come va, 4 Novembre

Questo nostro tempo si fa ogni giorno più caotico, incalzante: i problemi di tanti sono sempre più problemi di tutti mentre le soluzioni ai problemi sono diventate merce sempre più rara insieme a coloro che i problemi sono capaci di risolverli.

La politica, l’arte di governare, in salsa italiana è messa in pratica da persone che si rivelano sempre più distanti dal comune pensiero: non a caso il vocabolo populismo, in tutte le salse, è la parola che si sente e si legge più spesso. Quando non si sa più cosa dire o come rispondere l’avversario è affetto da populismo e questo pone fine ad ogni confronto, intendendo il vocabolo come una sorta di caratteristica squalificante, un insulto degradante.
Siamo tutti i momenti sballottati da gente non eletta dal popolo ma dalle proprie organizzazioni che ci dice cosa dobbiamo o non dobbiamo fare o credere o pensare avvertendoci che comportarsi diversamente può causare grossi, grossissimi guai.
Noi siamo il popolo, quello che deve pagare tutte le tasse se no non si becca i servizi, non lo curano e non manda i figli a scuola ( Avete presente lo spot della presidenza del consiglio ? Provate a guardarlo bene… ) o al massimo lo curano poco e mancano i banchi e la lavagna, siamo quelli che se non pagano le tasse sono parassiti della società, siamo quelli che si lamentano ma in fondo approvano il governo mentre disapprovano i politici, siamo quelli che hanno sempre alle spalle un funzionario di banca, strategicamente posizionato per procedere ad un rapporto omosessuale e che si vanta di questo ( Spot di Banca Intesa ), siamo quelli che tanto non protestano mai veramente e che quindi si possono mungere come meglio si crede, dalla benzina alle sigarette ai sussidi per l’accompagnamento dei disabili all’IMU sulle case distrutte dal terremoto: qualunque azione degradante e umiliante è permessa nei nostri confronti, qualsiasi menzogna ci venga detta va sempre bene anche se la scoprono, tanto il popolo bue non reagisce.

E tutto questo ad un cittadino qualsiasi che non partecipa al grande banchetto delle sottrazioni dei fondi pubblici fa sempre più schifo: la lettura dei quotidiani ormai non causa più niente di speciale. Ogni giorno si scoprono nuovi raggiri, nuovi furti, nuovi sorprusi, si scopre il disprezzo supremo che chi ha un minimo di potere ha verso chi il potere non l’ha, ogni fantasia possibile dura in genere pochi giorni perché la stampa ci comunicherà prima o poi che la nostra fantasia è stata superata dalla realtà.

Il Circo dei politici è ormai diffuso a livello mondiale: qui da noi, e in generale nel mondo occidentale, è il danaro al centro della pista; altrove è il potere, come purtroppo stanno verificando i popoli protagonisti della cosiddetta primavera araba.
In Italia i nostri politici si comportano facendo finta di niente o dando la copla alla mafia: l’ultima, incredibile, rivelazione è che il 53% dei siciliani è mafioso e il  fatto che non sia andato a votare è frutto di un ordine della cupola. Parola di pentito in galera dal 1994: cioè qualcuno crede che un mafioso che non ha contatti con la famiglia da 18 anni sia perfettamente al corrente di quello che accade nell’isola…
I politici standard sono impegnati nell’ennesima battaglia per impadronirsi delle leve del potere con maggiori disponibilità di danaro: le elezioni delle regioni Lazio e Lombardia guidano le danze: PD, PDL, Lega Nord e cespugli vari di centro e sinistra battagliano sulle candidature alla carica di governatore senza nemmeno porsi il problema di cosa ne pensa il popolo: evidentemente è un aspetto secondario della loro attività; altro fronte è quello del parlamento, ridotto a una massa di frenatori tutti intenti a non emettere la nuova legislazione sulle modalità di svolgimento delle elezioni, quella sulla riduzione dei costi della politica, quella sulla moralizzazione dei politici e aspiranti tali e via dicendo.

E il governo ? Il governo si incazza perché la Lega Nord ha tolto di mezzo Equitalia, grandissimo centro di potere e di danaro, perché qualcuno ha scoperto che “diminuire l’IVA di un punto percentuale” non è la stessa cosa di “aumentare l’IVA di un punto solo e non di due”, perché Marchionne si è scoperto che fa il suo mestiere: è un manager finanziario internazionale che se frega totalmente di ogni e qualsiasi aspetto sociale che possa anche solo portare ombra alla ricerca del profitto.

…e poi c’è Grillo: ineffabile concentrato di genialità comunicativa, riunisce la sua propria abilità nel relazionarsi con le persone con l’abilità del suo personal coach Gianroberto Casaleggio, indubbiamente uomo di mestiere nelle comunicazioni moderne: il mix di questi due personaggi ha portato stupore e novità nel panorama politico italiano, mettendo in luce una delle sconcertanti verità sulla classe politica tradizionale: nessuno, partito o singolo politico, era preparato ad un approccio alle masse di questo tipo; il bello è che nessuno ha avuto il coraggio di combattere Grillo con le sue stesse armi, finendo quindi col bollare il M5S come “antipolitica” e “populismo”. La Sicilia avrebbe dovuto dare la sveglia ma sappiamo che non è stato così: adesso sappiamo che lì non è stato Grillo a far eleggere i suoi militanti ma è stata la mafia a rubare voti agli altri…
Peccato, perché Grillo non è diverso dagli altri, usa solo metodi diversi ma lui non si discosta dal comportamento generale di tutti i politici: il suo modo di condurre il movimento ci racconta di come lui sia di fatto un dittatore senza appello, di come lui si tenga il potere di vita o di morte politica di ogni singolo militante che deve seguire le sue ferree regole pena l’emarginazione dal gruppo. La sua “democrazia liquida” di fatto non esiste perché ristretta ad un numero selezionato (da lui) di individui.
Nelle piazze spara a zero su tutto e su tutti, sfrutta al massimo ogni più piccola magagna  ma alla fine il suo progetto è formare una elite che ponga rimedio a tutto questo. Il progetto è chiarissimo, non è nascosto, ma in questo momento tutti hanno paura di lui e nessuno si prende la responsabilità di affrontarlo in modo serio.

C’è un libro che amo molto, è stato scritto nel 1947 ( 65 anni fa!) da un tizio che si chiamava George Orwell. Si intitola “La fattoria degli animali” e chi non lo avesse lo può trovare in rete in edizioni a poco prezzo. E’ piccolo, non è un tomo da migliaia di pagine, ma ti spiega tante cose……