Eccoci qui! / 3

(segue)

Ma il nostro viaggio ci ha riservato ancora qualche sorpresa.

Il rientro in Italia del grosso della spedizione era previsto per venerdì 24 Agosto: un primo volo Aeroflot da Ulaan Batar a Mosca al quale, dopo due ore, sarebbe seguito l’ultimo balzo da Mosca a Milano Malpensa.
Partenza del volo per Mosca ore 7:20. Ci svegliamo alle 4 ( le 22 di giovedì in Italia ) e saliamo sul bus per l’aeroporto alle 5 precise. Siamo circa 60 persone delle 96 che compongono la spedizione: gli altri o sono diretti a Pechino per una appendice del viaggio o stanno ancora tornando.
All’aeroporto facciamo le solite code interminabili, prima per il check-in, poi per il controllo di sicurezza al metal detector poi….
Agitazione generale, funzionari che corrono quà e là…. “tutti all’area domestic, il terminal è chiuso!” e ci spingono tutti noi più i passeggeri degli altri voli verso la vicina aerostazione delle partenze nazionali.  Arrivano troupe televisive insieme a mezzi degli artificieri della Polizia… la voce serpeggia tra le persone ammassate su sedie, strapuntini, per terra: “stanno cercando una bomba!”…
Passano le ore, verso le 11 dal terminal chiuso escono due artificieri che portano una 24 ore con il massimo delle attenzioni possibili.
Cessato allarme, rifacciamo i controlli di sicurezza e di Polizia e partiamo con 5 ore di ritardo.

Mosca, aeroporto di Shermentyevo: neanche a parlarne della coincidenza. Arriviamo dopo 6 ore di volo e 4 fusi orari alle 14 abbondanti, un’ora e mezzo dopo la partenza dell’aereo per Milano… Ma c’è un volo alle 19…. che però ha solo 16 posti disponibili tra business ed economy: precedenza a donne con bambini e in 5 minuti è tutto finito: si parte domani (sabato) mattina.
Per la notte siamo portati al vicino Novotel, letteralmente in stato di detenzione. Scortati da guardie armate e collegate via radio ci portano ad un piano dell’hotel blindato a tutti; le nostre possibilità di movimento erano ristrette alla nostra stanza con le finestre bloccate e a parte del corridoio, bastava non avvicinarsi alla porta di uscita del piano; le uscite di emergenza antincendio erano bloccate. Niente cena, sabato mattina ci hanno portato attraverso ascensori secondari e corridoi vuoti ad uno stanzone con un pò di caffè e the, qualche fetta di pane, un pò di burro e di marmellata; poi sempre in fila e scortati e dopo essere stati contati, a bordo del pullman fino all’aeroporto dove abbiamo rifatto i controlli di polizia e sicurezza già subiti la sera precedente.
Tre ore e mezza dopo la partenza atterriamo finalmente a Malpensa, dove per due dei viaggiatori, uno dei quali è chi scrive, è arrivata la sopresa finale: bagaglio perso!

Nel frattempo, un manipolo di viaggiatori con due camion  e tre fuoristrada  sta rientrando via terra in Italia, visitando la parte di Siberia che non abbiamo visto: Irkusk, Krasnoyansk, il lago Balaton… Ne vedete i progressi sul nostro sito in home page.

Per finire con Simone ed Elena che con la loro Defender 110 sono partiti per Vladivostock, estremità est della Russia, da dove torneranno sempre via terra a casa, forse a fine ottobre……

Questa è la cronaca di Transasia 2012, almeno sin qui..
Cronaca della visita di un paese bellissimo con gente straordinaria che ci ha dato sensazioni uniche che difficilmente scorderemo.

Eccoci qui! / 2

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La gente: la popolazione mongola è veramente straordinaria. La cordialità, la disponibilità e l’ospitalità che abbiamo trovato sono veramente uniche. Ovunque si vada si incontrano persone sorridenti che ti salutano quando passi e ti aiutano se ne hai bisogno.
Il passaggio del grande guado, ad esempio, è stato aiutato dalla consulenza di tante persone che ci vivono attorno che ci hanno fatto vedere i passaggi utilizzati da loro anche entrando a piedi in acqua per far vedere materialmente la profondità nei vari punti.
Ovunque vi sia una gher, e ce n’erano sempre, c’è anche qualcuno che volentieri ti aiuta indicandoti la pista da usare per andare verso il posto dove vuoi arrivare.
Tutte le sere di campo, non importa quanto fossimo lontani dalle piste o dai paesi, abbiamo ricevuto visite da parte di abitanti del luogo curiosi di vedere i nostri mezzi, sopratutto le motociclette. Le visite sono sempre state improntate alla cortesia e alla discrezione: a volte ci hanno portato in dono prodotti del posto, come dei buonissimi formaggi di capra locali ( ne ero molto ghiotto! ), dello yogurth di latte di mucca locale (ci siamo azzardati ad assaggiarlo: era buonissimo e a nessuno ha procurato conseguenze fastidiose) e del latte caldo portato in thermos, e qui nessuno di noi ha avuto il coraggio di berlo a tutto vantaggio della nostra guida che invece se lo è pappato con gusto…

Una cosa che colpisce subito è la pulizia: a differenza di altri posti dove siamo stati qui non si vedono rifiuti per le strade dei paesi; niente di niente, ci sono cassonetti, fusti di carburante vuoti e altri contenitori per questo….
Certo, da qualche parte abbiamo visto delle bottiglie di plastica in corrispondenza di punti particolarmente adatti a picnic o campi, però non possiamo dire che questi rifiuti siano stati lasciati da mongoli o dai soliti turisti maleducati….

Gli animali: Yak, mucche, cavalli, cammelli e tante, tante capre e pecore. I nomadi vivono tutto l’anno con i propri animali che conducono nei posti migliori a seconda della stagione. L’inverno qui è rigidissimo e la migrazione è obbligatoria. L’immensità dei territori consente però sempre il pascolo libero. In tutto il paese non abbiamo visto una sola stalla, non avrebbe senso dato che ci si deve spostare al ritmo delle stagioni e date che si ha a disposizione tanto territorio ricco di vegetazione ghiotta e profumata.

Il cachemere. Qui si produce la varietà di cachemere più pregiata al mondo, il cui top è quella ricavata dal pelo che cresce sulla gola di pecore che abbiano brucato particolari piante e che è considerata la migliore per lunghezza del filato e per morbidezza.
Il cachemere è una delle voci di export del bilancio dello stato mongolo ed i principali clienti sono proprio le grandi griffe italiane, a cominciare da Brunello Cucinelli, il re italiano dei capi in cachemere.

Le motociclette: se ne vedono tante e nei posti più impensabili. Sono modelli giapponesi ispirati a quelli indiani: poco più che ciclomotori con le ruote alte e tanti tubi cromati che trasportano da una a quattro persone, spesso intere famiglie con tanto di bambini che si spostano dalla gher al paese più vicino.
Vanno a benzina a 80 ottani, come quasi tutti i mezzi che si trovano nelle campagne. Ci sono distributori di questa benzina ovunque, a volte anche in aperta campagna: costa mediamente 1.600 tugrik al litro ( 1 euro sono 1.650 tugrik ) mentre la benzina a 92/93 ottani, quando si trova, ne costa mediamente 1.920 e il gasolio, sempre quando si trova, da 1.770 a 1.980.
I giovani sono appassionati di due ruote e sempre, dove ci siamo fermati, abbiamo attirato la visita di motociclisti locali curiosi dei nostri mezzi ipertecnologici.

Le autorità: a parte un posto di blocco a 20km dal confine cinese che ha chiesto i documenti a tutti ( 96 persone e circa 40 mezzi ) per autorizzarci a percorrere una serie di piste che corrono lungo la linea di divisione tra i due paesi, non abbiamo subito controlli o altre forme di costrizione una volta passata la frontiera con la Federazione Russa.
Decisamente, girare questo grande paese è totalmente libero.

La Mongolia ha due facce decisamente diverse: una è il grande paese pieno di natura grande come l’Europa e l’altra è la sua capitale, Ulaan Batar.
La popolazione totale del paese non raggiunge i 3 milioni di abitanti (2.740.000 nel 2009) e di questi 1.100.000 vivono a Ulaan Batar.
Immaginate di viaggiare per 12 giorni in mezzo a campagne e monti selvaggi, che ricordano le praterie degli stati centrali americani, incontrando solo gher e piccoli paesi ogni tanto, e improvvisamente arrivare a Milano, con il suo skyline di costruzioni a forma di torre, la sua estensione tentacolare nel territorio, il traffico, lo smog…..
A questo punto siete a Ulaan Batar, con la differenza rispetto a Milano che intorno non c’è niente e che in questo niente pullulano i cantieri edili: la città è in fortissima espansione economica e demografica.
Il traffico è bestiale: il mix di strade insufficienti e di cantieri aperti produce in una città in crescita anche nel numero di auto un risultato pazzesco: ore e ore per attraversare la città, lunghe code spostandosi a velocità meno che a passo d’uomo scoraggiano decisamente il turista dal servirsi dei propri mezzi per esplorare anche solo il centro.
L’inquinamento, ovviamente, avanza su Ulaan Batar a passi da gigante: l’energia viene principalmente dalla grande risorsa naturale del paese, il carbone, e quando si entra in città dall’aeroporto si è accolti da una grande centrale elettrica e di teleriscaldamento posta ormai all’interno dell’area abitata…

(continua)

Eccoci qui! / 1

Ebbene sì! La prima fase di Transasia 2012 è finita.
A causa della mancanza di comunicazioni non sono riuscito a fare il diario giornaliero, nemmeno attraverso la gentilezza dell’Oste Umbi.
Comunque il nostro viaggio è poi proseguito nell’esplorazione della Mongolia, un paese grande come l’intera Europa con una viabilità incredibile: credo che la percentuale di strade asfaltate senza buchi e senza tole onduléé sia grosso modo del 2%, mentre l’asfalto  diciamo così “rovinato” sia un altro 1%: il resto sono strade sterrate con terra, buchi, massi in giro, fango, pozzanghere di acqua di ogni dimensione, tole onduléé come se piovesse che si presentano come piste dotate quasi sempre di percorsi alternativi che però a volte non sono paralleli alla pista principale ma altre piste che divergono quando meno te lo aspetti. E allora devi tagliare nei prati per raggiungere la direzione voluta.

Ecco, i prati:grandissime estensioni verdi con quantità incredibili di….. erba cipollina e timo! Vi assicuro che è impressionante attraversare questi prati, in pista o direttamente sopra, immersi in profumi inebrianti con Yak ( al Nord ), mucche, cavalli, pecore e cammelli che pascolano liberi intorno a te (prossimamente arrivano le foto!).

E poi che gher, le famose tende bianche dei nomadi Mongoli: se ne vedono ovunque nelle vallate e nei campi, praticamente non sei mai solo. Ovunque ti trovi basta che fai spaziare il tuo sguardo intorno a te e trovi almeno una gher solitaria, dotata di automobile, motoretta giapponese, pannello solare e parabola per la tivvu’….
La gher è la costante del paesaggio; nelle località vicine al deserto dei Gobi ci sono anche dei “campi gherrati”, versione locale dei campi tendati, dove i turisti possono passare la notte. Noi ci siamo andati quando siamo passati per quella zona e vi assicuro che ci si dorme benissimo a cifre possibili (  equivalente di 15 euri a notte ).

Sulle piste si passano le montagne salendo fino ai valichi e scendendo dall’altra parte; quando i dislivelli sono modesti si arriva sino in cima e si scavalla direttamente.

Altra caratteristica della mongolia sono gli ” ovoo ” (credo si scriva così): monumenti formati da sassi, un ramo o un tubo infilato nei sassi e tante offerte votive dei viandanti che ci passano vicino e che, dopo aver deposto un oggetto qualsiasi in offerta, ci devono fare tre giri intorno per sollecitare la buona riuscita del loro viaggio.
Anche gli ovoo, come le gher, sono onnipresenti: di solito li piazzano sui valichi e alle intersezioni di più piste, dove maggiore è il transito dei viaggiatori. Il massimo che abbiamo visto è un oggetto votivo che si muoveva alimentato da una micro batteria solare…..

Abbiamo visto alcuni dei posti più belli del paese: le rupi fiammeggianti, un piccolo grand Canyon in Asia, una parte (per problemi di tempo) del deserto dei Gobi, dove la Lizzy si è comportata egregiamente salendo le dune con le gomme da asfalto senza sgonfiare (!!!!!) e questo senza dimenticare il nord del paese con estensioni di fiumi e alberi degne delle Alpi.

I fiumi e i guadi: qui quando piove diventa un problema: si formano fangaie assassine, in una delle quali c’è rimasto anche il nostro Unimog superpowered, e si ingrossano i fiumi. In una occasione abbiamo passato un guado gigantesco dove gli stessi locali mongoli avevano deciso di aspettare che il fiume si riducesse prima di transitarlo nuovamente. Quì la Lizzy si è comportata benissimo con l’acqua fino al cofano, il nostro secondo camion è incappato in un buco assassino quando aveva già l’asse anteriore sulla terraferma mentre le moto sono state assistite in tutto il passaggio. Anche quì, a presto le foto…

(continua)

Ancora Lui!

Questa mattina il Presidente mi ha risparmiato un nuovo capitolo della vita camper-condominiale con gli olandesoni volanti (hanno una moto BMW e due belle biciclettone olandesi, quasi come quelle che l’oste si è appena regalato, ma ve ne parlerò un’altra volta). ha chiamato alle 12,30 quando là è pomeriggio inoltrato.

News: hanno “scollinato” a 2500 metri sotto una tormenta di neve che, a detta del presidente, non avrebbe nulla da invidiare al passaggio delle Alpi da parte di Annibale. E non appena passato il valico un bel sole, anche se non caldo come quello africano.

Nel passaggio di un guado, poi, un motociclista troppo irruento, è finito a mollo con la moto e tutto col risultato che adesso la moto e il suo pilota sono appesi ai fili della biancheria ad asciugare, sperando che ce la facciano prima di notte altrimenti, stasera, cena a base di stoccafisso italiano.

Il Presidente era comunque raggiante: paesaggi mozzafiato e natura incontaminata, animali allo stato brado in quantità notevole (ha visto anche gli yak) e pastori mongoli molto ospitali. Credo che al rientro il nostro parlerà la lingua locale. Gli chiederò di portarmi a casa uno yak, sono animali molto simpatici, certo più di molti bipedi padani.

Gli olandesi adesso non ci sono perchè in gita con la moto e spero per loro che non emulino il motociclista di cui sopra finendo nel Noce, torrente di solito patria del canyoniing ma in questo periodo un pò asciutto…sto ricucendo in vista del baratto… Wink

A tutti buon proseguimento di quel poco o niente che state facendo e non dimenticate di passare a dare un occhio al blog perchè magari ci saranno altre news dal nostro viaggiatore delle terre mongole.

news dal Presidente

ieri mattina, 11 agosto, alle 8.00 precise quasi fosse il timbrar del cartellino, mentre me ne dormivo tranquillo nella cuccia del camper, al fresco della Val di Sole, suona il mio cellulare. Un balzo, poichè non lo tengo a portata di mano e anche un pò allarmato, rispondo a chi? Al Presidente!!! la voce all’altro capo del filo (agli albori della telefonia non i diceva forse così?) mi comunica “Niente da invidiare all’Africa!” Subito penso a distese di sabbia e al profilo delle dune rosate ma poi mi ricordo che il nostro sta rovereggiando verso la Mongolia, quindi? “Siamo al confine tra Russia e Mongolia, ma il capo della polizia di frontiera è uscito coi suoi scagnozzi e piuttosto ingrugnito ci ha comunicato che, intanto loro vanno a mangiare e poi penseranno a questi turisti rompi…” Non capendo subito la differenza di fusi orari tra la Val di Sole e il confine mongolo mi son domandato quali strane usanze dovrà incontrare preso quei forest iil nostro presidente: il pranzo va in onda alle otto, quindi, se tanto mi dà tanto, la cena è servita alle due e mezzo del pomeriggio! Per non sembrar polemico ricordo al presidente che mi ha buttato giù dal camper alle 8 di mattina di un sabato preferragostiano e che il suono del mio cellulare deve aver svegliato anche gli olandesi della roulotte parcheggiata a neanche due metri da noi e quindi mi dovrò sorbire i borbottii incomprensibili di quella lingua  e addio scambio d’indirizzi e di promesse di baratti: prosecco verso birre olandesi. La risposta chiarisce tutto: laggiù sono le 13.00, aaahhhhhh, adesso ci sono.

Sì ma…adesso, chi gliela spiega agli olandesoni volanti la faccenda? Buongiorno capo, eehhmm scusate per stamattina eehhmm era il mio presidente che mi salutava dalla Mongolia! Dopo averci visto stappare un paio di quello mio speciale che metto sempre in cambusa non credo che sarei credibile! Question Struggle Cool Posso solo sperare che, dopo il loro non certo leggero drink mi rispondano: non si preoccupi, anche noi stiamo aspettando una telefonata dai nostri amici dal Rio delle Amazzoni.  Big Smile