Rapiti

E’ notizia di questi giorni il rapimento di due cittadini italiani in India: uno è un Tour Operator che lavora in quei posti da 9 anni e l’altro è un pensionato che ha deciso di dedicarsi al bene del prossimo attraverso iniziative umanitarie private.
I rapitori li avrebbero sorpresi mentre fotografavano delle donne intente a lavarsi in un fiume nello stato indiano dell’Orissa. Il sequestro sarebbe scattato, secondo quanto dice il comunicato dei guerriglieri maoisti che lo hanno rivendicato, perché i due avrebbero trattato la popolazione locale come scimmie .
Quest’oggi sul Giornale un titolo a tutta pagina seguito da un articolo di Paolo Granzotto invita  a fermare i tuirsti fai da te. Il titolo è generico e di effetto, come d’abitudine per questo quotidiano, ma il contenuto dell’articolo è meno insulso di quanto si possa pensare: l’autore cioè si pone il problema di quello che definisce i safari umani , viaggi nei quali i turisti vanno all’estero per osservare, come in uno zoo o come in un safari fotografico, una diversa umanità, possibilmente più povera e con un cultura considerata in qualche modo inferiore. I trofei di questi safari sono proprio le fotografie che immortalano la diversità, che cristallizzano il vantaggio del privilegio di chi fotografa dall’alto del suo benessere economico altre genti che non godono di questo privilegio.

Il concetto di Slow Travel che tante volte abbiamo cercato di spiegare e propagare da questo sito non è paragonabile a quello di “safari umano”: i nostri viaggi vogliono essere utili alla comprensione delle realtà locali, quello che tentiamo di fare è proprio l’opposto di una visita allo zoo: invece di schierarci su lati diversi, noi viaggiatori fuori dal recinto e loro popolazione dentro, semmai cerchiamo di entrare anche noi nel recinto per capire cosa succede lì dentro, per comunicare e comprendere civiltà sicuramente diverse ma non necessariamente inferiori. Il concetto di “civiltà inferiore” deriva da un confronto impossibile tra entità, le civiltà, che sono il frutto di millenni di esperienze maturate in contesti diversi su territori diversi con climi diversi e ambienti naturali diversi.
Per questo motivo non credo sia possibile etichettare come “inferiore” una qualunque civiltà diversa dalla nostra. E’ invece sicuro il concetto di “diversa” che non prelude ad una valutazione di valori assoluti ma solo ad un confronto obiettivo.

Quello che fa male a chi, come noi di Saharaland, ha girato il mondo cercando di invadere in punta dei piedi l’ambiente altrui è che non ostante rapimenti e impedimenti vari da parte delle autorità locali continuino ad operare organizzatori di viaggi che portano turisti inconsapevoli (ma lo saranno poi veramente ?) ai safari umani; anche per loro la campana sta per suonare: gli umani nello zoo sempre più spesso si ribellano al ruolo a loro assegnato.

E fanno bene.