Tunisi blindata

leggo ora e riporto integralmente

(ANSAmed) – TUNISI, 15 MAR – Domani Tunisi sara’ una citta’ blindata in occasione della commemorazione, a 40 giorni dall’uccisione, di Chokri Belaid, esponente dell’opposizione laica, assassinato in un agguato davanti alla sua abitazione.

A partire dalla 10:00, cioe’ due ore prima della partenza del corteo che dal cimitero di Djellez, dove e’ sepolto Belaid, raggiungera’ avenue Bourghiba, il centro della capitale sara’ soggetto a forti limitazioni alla circolazione di tutti i veicoli. La sospensione della circolazione e’ stata fissata dal Ministero dell’Interno fino alle 16:00, sempre che la manifestazione, per la quale si prevede una imponente partecipazione popolare, sia gia’ conclusa. Tra le misure adottate c’e’ anche il divieto di sosta delle autovetture lungo il percorso del corteo, cioe’ dal cimitero di Djellez fino ad Avenue Moncef Bey e ad Avenue de Carthage.

In occasione del corteo e delle altre manifestazioni indette per ricordare Belaid sara’ dispiegato un imponente numero di agenti delle forze di sicurezza. Non e’ escluso che gli organizzatori utilizzino un loro servizio d’ordine per evitare qual che accaduto in un’altra manifestazione per commemorare Belaid, quando alcuni sconosciuti si infiltrarono tra coloro che ascoltavano un comizio, incitando ad atti di violenza e saccheggi, prima di venire individuati ed allontanati.

Atention!

Okkio! Grillo spinge per un esilio dorato del Berlusca in quel di Hammamet, ove potrebbe ancora contare sull’ospitalità di Stefania Craxi e altri nostalgici della bella vita tunisina.

Vuoi vedere che ce lo troviamo tra i piedi anche lì? Naaaaa, non ce lo vogliamo…per favore diteglielo voi, amici tunisini, che se ne stia dov’è almeno fino alla fine dei processi…il che, dati i precedenti, vi metterebbe tranquilli per i prossimi 10 anni Grin Laugh e noi anche Wink

Oltraggio vigliacco

Leggo e riporto immediatamente questo trafiletto

Tunisia: distrutta statua in ricordo Belaid appena collocata

(ANSAmed) – TUNISI, 18 FEB – Appena poche ore dopo essere stata collocata nel luogo dove Chokri Belaid è stato assassinato, la statua che ricordava l’uomo politico tunisino è stata distrutta, la scorsa notte, da sconosciuti. La statua, realizzata dal sindacato degli artisti tunisini, era stata issata nel corso di una breve cerimonia nel punto dove, la mattina del 6 febbraio, l’esponente del partito all’opposizione Fronte popolare fu ucciso, in un agguato a colpi di pistola.
Dove arriva l’intolleranza! Non basta aver tolto la vita ad un uomo, occorre distruggerne anche il ricordo, il simbolo, l’immagine.
Non è questo l’Islam che voglio rispettare; non è questo il popolo che ritengo mio fratello; non è questo il paese che voglio rivisitare.
Non si può vivere degnamente in un clima culturale e sociale in cui non si rispettino idee diverse; amici tunisini spetta a voi isolare questi fanatici intolleranti, individuarli, fare in modo che rispondano alla giustizia degli uomini, che a quella di allah, ci penserà di certo lui, anzi l’ha già fatto, poichè essendo il “giusto” non può aver condiviso un gesto assassino, prima, e vigliacco, poi.
La pace sia con voi.

Siamo in autunno, baby!

Un ulteriore sospetto si stà facendo avanti dopo i fatti più recenti: che i politici siano casta dalle medesime caratteristiche ovunque, non solo qui da noi ?

La Primavera Araba …. grande e variopinto movimento di rivoluzioni, tante, tutte diverse tra loro quanto ad ambiente e caratteristiche, tutte rivolte verso una sostituzione del potere con altro potere, a volte ai nostri occhi di stampo democratico.
Ricordo ancora la Tunisia di quel Gennaio 2011, io c’ero proprio dentro, insieme all’Oste  e ad un pugno di amici: la gente era presa dagli avvenimenti, le persone volevano liberarsi della cricca di Ben Alì che letteralmente rubava alla nazione intera deprimendo qualunque tipo di affare o di lavoro; erano in strada perché la crisi europea aveva avuto su di loro un effetto amplificato dal volume di corruzione spaventoso che c’era nel paese…
Poi Ben Alì è stato graziosamente espulso dal paese, senza tutto sommato spargimento di sangue, e sono state indette le elezioni per nominare coloro che avrebbero riscritto la Costituzione: il popolo è andato alle urne con entusiasmo, finalmente un momento nel quale l’opinione del singolo avrebbe fatto la storia….

Ma la trappolona insita nella democrazia è scattata, puntuale e mortale: quando devi votare per qualcuno tu per chi voti ? Se puoi, voti per una persona che conosci, che stimi, della quale ti fidi, con la quale hai un buon rapporto, che magari in passato se hai avuto bisogno ti ha aiutato in modo disinteressato: magari proprio un amico.
Se poi non hai mai votato per nessuno e non ti sei mai interessato di politica perché non si poteva interessarsi di politica queste considerazioni sono quelle che volutamente fai per individuare una persona da votare in mezzo allo sterminato numero di candidati tra i quali scegliere.
Vi siete accorti del problemuccio ? Provate a rileggere questo periodo: vi accorgerete che state votando per qualcuno del quale non considerate la cosa più importante: la sua idea di Stato e le sue idee di Governo dello Stato.

Con questo sistema Ennahda, il partito islamico Tunisino, ha fatto il pieno guadagnandosi la maggioranza in Tunisia.
Con questo sistema i Fratelli Musulmani, che all’epoca di Mubarak investivano milioni di dollari in iniziative di sostegno ai più poveri ( ospedali, scuole, mense … ) hanno fatto il pieno in Egitto.

E dopo la primavera arriva l’autunno; in Tunisia si comincia con l’abbigliamento delle donne, teatro Tunisi, il più delle volte l’Università, dove i giovani islamici si scontrano fisicamente con gli studenti che non sopportano nessuna imposizione. Ma anche il popolo in generale si sta rendendo conto che qualcosa non va: quando il progetto Costituzionale è stato svelato in bozza, l’8 Agosto scorso, ha subito suscitato perplessità. Due esempi fra tutti: l’Art. 28 che definisce la “complementarietà” tra i sessi, ossia che la donna è un “complemento” all’uomo.
Altro ambito è la libertà di espressione. L’art. 26 in effetti riconosce la libertà di espressione, di opinione, di informazione, e specifica che esse possono essere limitate solo nel caso in cui minaccino i diritti, la reputazione, la sicurezza o la salute altrui. Accanto a questo però, è stato inserito l’art. 3, nel quale oltre alla garanzia della libertà di culto si afferma la “criminalizzazione di tutte le minacce al sacro”. Si tratta di una affermazione piuttosto vaga. Nel testo costituzionale non viene specificato né cosa si intenda per “sacro”, né cosa debba essere considerata una “minaccia”.
Il popolo Tunisino sta pensandoci su: ogni tanto c’è qualche manifestazione, di sicuro c’è che l’approvazione del nuovo testo Costituzionale è slittata da metà ottobre 2012 al 15 Dicembre 2012 e poi a Marzo 2013 con previsioni realistiche che parlano di Dicembre 2013.

In Egitto non sta andando così pacificamente. L’autunno egiziano è partito con un vero e proprio colpo di stato: il presidente eletto Morsi si è scritto un decreto che gli assegna ogni potere, compreso quello di veto alle sentenze della Corte Suprema, fino alla promulgazione della Costituzione.
Perché lo ha fatto ? Lo ha fatto quando sono cominciate a trapelare le parti in discussione della nuova carta Costituzionale: la Sha-hria, la legge del Corano, sarà alla base della nuova Costituzione, ma non proprio quella scritta nel Corano, no, ma quella interpretata successivamente da personaggi ai quali si riconosce saggezza e cultura…
Per intenderci, un esempio: il Corano impone ai fedeli di coprirsi anche le braccia al cospetto di Dio nei momenti di preghiera e lo fa per uomini e donne, indifferentemente. Da qui a mortificare in modo forzato l’apparenza delle donne ce ne passa abbastanza, però è proprio lì dove sono arrivate le interpretazioni del Corano….
In Egitto i fratelli Musulmani ed i Salafiti (formazione estremista islamica alleata politicamente con i fratelli Musulmani) stanno lavorando ad uno stato islamico modello Iran ma il popolo Egiziano non ci stà.
Dopo giorni e giorni di manifestazioni, dopo essere scappato di nascosto dal suo palazzo, dopo che sono cominciate importanti defezioni nell’apparato governativo, il presidente Morsi ha parlato questa notte alla Nazione in tivvù, asserragliato nel comando militare della guardia repubblicana: una cosa del tipo “cari concittadini, mi pare che ci sia qualche piccola questione in sospeso: parliamone! Io comunque mi tengo i pieni poteri così potremo andare d’accordo anche in presenza di differenze di opinione. Tanto avrò sempre ragione io”.

…e qui mi coglie un dubbio: Mohammed Morsi non sarà uno pseudonimo di Silvio Berlusconi ?

il ritorno dell’oste

eh sì, cari amici, anche stavolta l’oste è tornato. Non che ci fossero chissà quali possibilità alternative, la rivoluzione c’è già stata e si sa che tra una e l’altra ne deve passare di tempo…guardate noi qui che ancora dobbiamo iniziare a pensarci Grin

Allora, questa volta il viaggio aveva un contenuto e una modalità differente: “Riflessi e miraggi”, il titolo-messaggio, aveva come scopo quello di raccogliere uno sparuto gruppo di persone interessare a prendersi una pausa di riflessione dal caos socio-organizzativo in cui siamo immersi e scambiarsi i propri “miraggi” professionali, personali e anche esistenziali.

Il deserto è il luogo di meditazione e riflessione per eccellenza, a patto che non lo si scambi per il parco giochi dei fracassoni che, in barba alla crisi, possono ancora permettersi il lusso di addobbare moto e 4×4 con cifre che basterebbero a sfamare interi villaggi (non solo locali!).

Se questo l’obiettivo, la modalità consequenziale non poteva che essere quella dell’andare a piedi, con il supporto di dromedari su cui caricare le poche cose che servono (un paio di scarpe/sandali di ricambio, qualche maglietta e le salviette) e le vettovaglie.

E così è stato. Per 6 giorni il gruppetto (10 persone) ha seguito il ritmo che da secoli i cammellieri che ci guidavano hanno riproposto, immutato. E’  stata certamente questa la parte più sorprendente poichè dall’alba al tramonto abbiamo condiviso le attività, semplici ed essenziali, del preparare i carichi sugli animali, del fare il pane sotto la sabbia e di cucinare cuscus, brik e soupe solo con la legna raccolta.

Avevamo anche alcune auto che ci servivano per portare il carico d’acqua e potevano essere chiamate nel caso si verificassero situazioni d’urgenza, cosa non avvenuta.

Le auto facevano un percorso differente e ci si ritrovava solo la sera nel punto in cui i cammellieri avevano deciso di piantare il campo.

Camminare per 6-7 ore al giorno, nel silenzio rotto solo dal vento, osservando nel dettaglio la ricchezza di cose che ci sono in questo luogo la cui denominazione “deserto” non è certamente appropriata, ha un fascino incredibile.

Una delle nostre riflessioni centrali per l’esperienza, quella sulla “insostenibilità” del nostro modello di sviluppo (direi, ormai, di declino) e la conseguente ricerca di un altro modello in cui la sostenibilità, l’uso moderato, consapevole di ogni risorsa, al fine di garantire un futuro alle nuove generazioni, è stata favorita da questi ritmi e dalla sperimentazione pratica in ognuno di noi che i bisogni reali sono, in fondo, veramente pochii e che invece la nostra quotidianità è zeppa di impegni e bisogni secondari se non terziari.

Non posso e voglio aprire questo fiume di opinioni in merito, nè certamente suggerire di trasformare la nostra esistenza in una riproposizione di questo cammino, ma sicuramente possiamo vivere diversamente e con meno orpelli e cazzate (ad es. è proprio necessario che l’ipad 4 esca dopo 10 mesi dall’ipad3? e non sto dicendo che l’ipad sia una cazzata, mi soffermo solo sui ritmi delle uscite di nuovi prodotti, elettronici e non). Naturalmente, in questo periodo, nessuno di noi ha rimpianto il proprio ipad lasciato a casa. E nemmeno il cellulare e nemmeno la cravatta o altre decine di aggeggi che spesso ci paiono indispensabili. La sera abbiamo discusso di questo e il dialogo non è concluso, ci mancherebbe, ma si è costituito un gruppo di persone che non si perderanno di vista e continueranno a riflettere su questo “miraggio”: un’altra società è possibile, basata su maggiore solidarietà, sul rispetto per l’ambiente, sull’uso moderato delle risorse, sulla riproposizione di valori sociali come etica, onestà, merito, ecce ecce.

E adesso alcune note sulla situazione tunisina, così come l’oste l’ha percepita a distanza di circa due anni da quando si trovava qui proprio nei giorni della rivoluzione.

Innanzitutto è sparita la Polizia! Quelle figure che si trovavano dovunque, sia nelle città, nei paesi, lungo l’autostrada, ad ogni incrocio possibile ed immaginabile, adesso non si vedono più. Da Tunisi a Douz ho contato due pattuglie.

A Douz mai visto un poliziotto, un gendarme, un militare! Se ci sono, se ne stanno dentro le caserme, a fare che?

Diverso e per nulla diverso da prima, invece, il discorso al porto de la Goulette. Qui, i ritmi sono tornati quelli blandi di sempre e le operazioni di controllo Polizia e Dogana, ricalcano l’apparente disordine procedurale cui eravamo abituati; al nostro arrivo ci abbiam messo qualche ora per uscirne e alla ripartenza idem con patate.

Se si pensava che la nuova situazione potesse modificare le vecchie abitudini, compresa quella del bashish che poliziotti e doganieri sussurravano, beh, niente da fare. Sarà la crisi, sarà che noi viaggiatori siamo ricchi nei loro confronti, passi! Ma ho raccolto proteste anche dure dei molti tunisini che tornavano a casa per la festa dell’Ait i quali ci dicevano che adesso vale la regola nei loro confronti dei “10 Dinars”, altro che rivoluzione!!!

A Douz, un pò di turisti, alcune carovane di auto 4×4, moto e camion assistenza, specie francesi, ma anche qualche decina di italiani. Tedeschi e svizzeri che avevano organizzato un rally tutto loro. Pochi invece i toyotoni delle agenzie che portavano i turisti mordi e fuggi da Djerba a Ksar Ghilane, nella cui pozza, invece, sembrava di essere in piscina a ferragosto. Gente dappertutto, chi dentro la termale, chi seduto ai tavolini a fumare, bere il tè e a lumare le pupe, come direbbe Snoopy, solo che di pupe se ne son lumate pochine, di più i motociclisti tatuati e piercingcizzati (mi è venuto questo neologismo orrendo a scriversi e ancor più a  pronunciarsi) che a lumarli rischi di brutto. C’era il solito cavallerizzo in formato tuareg, sul suo cavallo bianco, che cercava di attirare l’attenzione ma era fortemente impegnato ad evitare scontri con le innumerevoli auto e con uno squadrone di Ktm seguito da camion ufficiale che percorrevano fragorosamente l’unica via d’accesso dentro l’oasi! La nostra permanenza è durata circa mezz’ora!

In piazza a Douz meno gente del solito e i giocatori di domino all’ombra della tamerice gigante non ne sentivano certo la mancanza.

Certo la crisi si sente anche qui: prezzi al ristorante in lieve rialzo, anche la baguette (ma spero solo per noi turisti) è andata su e benzina e gasolio hanno sforato quota 1 DT (gasolio a 1,09 per la precisione). Sparita la vecchia, bellissima bottega alimentare dove si trovava di tutto, quella di fronte al restaurant La Rosa: si è trasferita poco più avanti, all’altezza del negozio Tunisiana, ed ha assunto la familiare veste per noi di una superette, mini supermercato, con tanto d’ingresso e uscita distinte, con girello, scaffalature moderne, cartellini prezzi…insomma, si respira aria d’occidente. Anche la cooperativa all’ingrosso che stava nei pressi dell’albergo La Medina, si è trsaferita e rinnovata sull’identica scia: con tanto di cassa elettronica al posto della macchinetta calcolatrice con cui prima ci venivano mostrati i prezzi. A quando un vero McDonald? Spero mai, ma ho i miei dubbi. Purtroppo anche il camping che si trova al limitare del villaggio, sulla strada per Matmata, rinnovato nemmeno due anni fa, soffre l’incuria tipica di queste parti: nessuna o pessima manutenzione e già gran parte dei bagni e delle docce evidenziano rotture e perdite…

Nonostante questo, Douz rimane un’oasi di serenità, un luogo ancora sostanzialmente vero, in cui l’oste si sente a casa.  Grin